venerdì 20 gennaio 2017

Alessandro D'Avenia, L'arte di essere fragili


La forza della comunicazione intertestuale 


  Quando leggi i tuoi pensieri nelle parole di un libro instauri una comunicazione aspaziale e atemporale con l’autore, comunicazione che è significato stesso della letteratura. E se, nel mentre, anche l’autore dialoga con un altro, il lettore diventa parte integrante di quella inesauribile comunicazione di cui il libro è canale.
   “L’arte di essere fragili”, ultimo libro del professore Alessandro D’Avenia, è un esempio sublime della potenza della letteratura, in grado di metterci in contatto con un poeta come Leopardi, vivo nelle pagine, vivo grazie a quelle pagine. 
   Non è un’opera di critica letteraria, come precisa lo stesso autore, ma una “chiacchierata” con Leopardi. D’Avenia immagina di essere l’uomo del ventesimo secolo a cui Leopardi aveva progettato di indirizzare uno scritto, rispondendo alle sue lettere e confrontandosi con lui. Un romanzo epistolare, scritto a quattro mani, dove, alla presenza di D’Avenia, si affianca il poeta ottocentesco, uomo, prima che scrittore, e fragile, sebbene immortale.
“In queste pagine pongo domande (la letteratura serve a fare interrogativi, non interrogazioni) e rispondo a Leopardi, che mi ha a sua volta accolto amorevolmente nelle sue “stanze” (come si chiamavano le strofe delle poesie) scrivendomi lettere accorate e vigorose: questo è un epistolario intrattenuto con lui in uno spazio-tempo creato dall’atto della lettura, lo spazio-tempo della bellezza, che vince sul tempo misurato dagli orologi ed espande la vita come solo amore e dolore, scrittura e lettura” possono fare.”
   Le tappe della vita di Leopardi vengono ripercorse attraverso riflessioni e aneddoti personali, in modo che le private sofferenze di un maestro come lui appaiano come nostre, diventando “passi dell’esistenza umana”. Avvicinare il passato al presente, avvicinando il presente al passato: spiegare la letteratura facendo sì che lo stesso autore si presenti agli alunni di oggi, che hanno una visione spesso falsata e della scuola in generale e di Leopardi in particolare.
   Ma quale pessimismo! Ma quale poeta “sfigato” e gobbo! Ma quale tristezza! L’amore, sì, la passione e la bellezza, invece, canta Leopardi, perché la consapevolezza della felicità, sebbene effimera e cangiante, scorreva nelle sue vene. D’Avenia, nero su bianco, scardina finalmente lo stereotipo leopardiano. Il sottotitolo del romanzo suggerisce la possibilità di salvezza rappresentata da Leopardi, dalla poesia, dalla letteratura non fine a se stessa, ma che permette di comunicare, riflettere, esplorare, porsi domande.
   Un libro che consiglio a chi ama la letteratura e il dialogo, a chi spalanca gli occhi davanti alla bellezza e a chi sa respirare la poesia; a tutti quelli alunni che imparano con spirito critico e a tutti quei professori che non smettono mai di imparare.

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