mercoledì 11 novembre 2015

Gordon Reece, Topi

Titolo: Topi
Autore: Gordon Reece
Anno: 2011
Casa editrice: Giunti
Pagine: 320

   Non sono io l'appassionata di thriller della famiglia, il titolo d'onore spetta a mia mamma, lettrice accanita di John Grisham (quanti anni avevo quando lessi "Il Cliente"? Tredici?), Dan Brown e simili, ma non è un genere che fuggo, anzi. 
   In "Topi", Gordon Reece, racconta la storia di due donne, madre e figlia, che hanno sempre vissuto la loro vita da topi - appunto - in trappola. La madre, abbandonata dal marito, lavora in uno studio legale lasciandosi sfruttare e mortificare dal suo datore; Shelley, invece, viene perseguitata a scuola da un gruppo di compagne "bullette" che si divertono a prenderla in giro e a farle scherzi sempre più pesanti, finché un giorno... qualcosa cambia.
   La voce narrante è quella della figlia Shelley, che racconta la loro vita da topi fino alla notte del suo sedicesimo compleanno, quando la rabbia e il dolore accumulati dai soprusi esplodono forse neanche troppo inaspettatamente.
   Il tema principale è quello della vendetta e, a tal proposito, mi ha colpito il riferimento alla celebre tragedia shakesperiana, Macbeth, che, sebbene di per sé banale, non aspettavo di trovare.
   Una lettura poco impegnativa e una storia coinvolgente!

lunedì 9 novembre 2015

Margaret Mazzantini, Nessuno si salva da solo

Gaetano e Delia, l'uno di fronte all'altra, a cena. Da fuori, una coppia come le altre, nel ristorante. Ancora piuttosto giovani, ma con poco da dirsi, se non sfogare le rabbie e le nostalgie e i sorrisi malinconici di un amore che si è scordato di loro, lasciandoli su quelle sedie, con le loro solitudini, a ricordare la forza che li ha uniti e a cercare un varco verso la possibilità di iniziare a camminare con le loro gambe. 
Una famiglia che si è sgretolata, raccontata dalla Mazzantini con asciutto realismo, senza compassione né risentimenti, senza illusioni né false speranze. Uno spaccato della vita dei due protagonisti colti in quel presente che li vede distanti, lontani dal futuro, inesistente, e dal passato, rievocato ma intangibile.


Tutto in una sera, una vita insieme nel tempo di una cena. Sebbene la costruzione dei personaggi sia sublime, ho percepito una certa superficialità nella narrazione, arricchita - raro caso! - dal film di Castellitto, che, dando un volto a quella storia, è riuscito a colpirmi ancora di più...


sabato 7 novembre 2015

John Fante, Chiedi alla polvere


"E così questa era la fine, la fine di Camilla e di Arturo Bandini; eppure, anche in quel momento, era come se stessi scrivendo, come se stessi registrando tutto sulla carta. Davanti agli occhi avevo il foglio dattiloscritto, mentre fluttuavo, sbattuto dalle onde, senza riuscire a raggiunge la costa, sicuro che non ne sarei uscito vivo."

Arturo Bandini si descrive da solo, con queste parole. Un ragazzo che non tocca il fondo con i piedi, in balia delle onde, nell'immensità e nell'impeto del mare. Si muove, eppure appare immobile; muore, eppure vive per la scrittura. Arturo Bandini è l'auto-creazione del non-mito: un don chisciotte moderno che crea se stesso senza eroismi. Arturo Bandini è un po' anche lo stesso John Fante. 
Uno scrittore alla ricerca della sua storia, un uomo alla ricerca del suo molo: il protagonista vaga nella realtà a stento per trovare parole da manipolare sui fogli, ma lasciandosi manipolare dalle storie che vive, per farsi oggetto stesso delle paroleArturo Bandini, incapace di equiparare il successo del suo esordio letterario, cerca l'ispirazione per un secondo romanzo, mentre "scrive la sua vita" e il suo amore per Camilla, una cameriera messicana. Ambizioso e alternativo, quanto insicuro e suscettibile al senso di colpa, per via di un'educazione religiosa impossibile da ignorare, Bandini-Fante è un ragazzo che vuole gridare al mondo la sua presenza, ma sembra gridare in silenzio.

Poco importa di che parola, "Chiedi alla polvere" è un libro che va letto, che va conosciuto, che va sfogliato con cautela. Le parole sono sassi, vanno pesate.
Il prologo al libro, illuminante, è stato posto alla fine dell'intero romanzo, ma non sarebbe sbagliato leggerlo anche all'inizio. Tutto parte e finisce da quel prologo.

"Così l'ho intitolato Chiedi alla polvere, perché in quelle strade c'è la polvere dell'Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere."