giovedì 12 giugno 2014

Intervista telefonica a Rebecca e Sofia Domino

Continua lo spazio dedicato agli scrittori emergenti su "Parole di carta", il programma di Agorà Music Tv dedicato ai libri, un programma senza alcuna pretesa se non quella di condividere informazioni sul mondo della letteratura, un programma nato dal desiderio di far conoscere libri e autori a suon di canzoni. 


   Il prossimo mercoledì, 18 giugno, avrò il piacere di presentare i romanzi di due giovani ragazze, Rebecca e Sofia Domino. Grazie ad una diretta telefonica, saranno le stesse autrici a spiegarci le caratteristiche dei loro libri, Fino all'ultimo respiro e Come lacrime nella pioggia, e a illustrarci la loro iniziativa di beneficenza. Non perdetevi la puntata, dalle ore 19:00, sui canali del digitale terrestre 119 (Abruzzo) e 115 (Molise) o direttamente sul sito!

martedì 10 giugno 2014

N.V. Gogol, Il cappotto

Paolo Villaggio nelle vesti di Ugo Fantozzi
Lo riconoscete? Sì, è proprio lui: Ugo Fantozzi. Il personaggio del celebre impiegato "sfigato" interpretato da Paolo Villaggio trae le sue origini dalla penna dello scrittore Gogol (autore russo di origine ucraina) e precisamente da "Il cappotto", che ha come protagonista un uomo deriso già dal suo nome: Akàkij Akàkjevic BascimackinFisicamente affatto appariscente e dall'occupazione mediocre, Akàkij ci viene descritto sin dalla prima pagina (leggi l'incipit qui) come un un uomo di mezz'età, preso in giro a lavoro, senza una famiglia, senza una vita sociale, incapace di affermarsi in una conversazione, solo e a tutti indifferente.

"Il cappotto" è un libro che ho scoperto "per caso" - ultimamente questi "per caso" stanno influenzando le mie letture. Si tratta di un racconto lungo, pubblicato nel 1842 nella raccolta intitolata "Racconti di Pietroburgo". L'azione si svolge proprio nella città russa, nella prima metà dell'Ottocento, e si sviluppa in 16 brevi capitoli. Lo stile realistico prenderà verso la fine quella che viene definita dallo stesso narratore (in realtà, è un plurale "noi" a tramandare una storia da tutti conosciuta) una "piega fantastica".

Incipit #6: Il cappotto


Nel ministero... no, è preferibile non precisare in quale ministero. Nessuno è più permaloso degli appartenenti alla pubblica amministrazione, di ogni ordine e grado, degli uffici o delle caserme.
   Perciò, a scanso di complicazioni e di guai, è meglio chiamare il ministero di cui stiamo parlando "un ministero".
   Dunque, in un ministero, prestava servizio un impiegato: un impiegato, per la verità, niente affatto appariscente: alquanto bassotto, un po' butterato, rossiccio di capelli, abbastanza miope, calvo sulle tempie, con rughe vistose sulle guance e ai lati della bocca e, per finire, con un colorito pallido da perenne ammalato.
   Che poteva farci? Non era colpa sua, forse era colpa del micidiale clima di Pietroburgo.
   Il suo grado poi - è necessario dirlo subito, perché da noi, in Russia, il grado ha sempre grande importanza e bisogna dichiararlo - era di semplice esecutivo perpetuo, un titolo ed un tipo di lavoro che è stato sempre oggetto di derisione da parte di quegli scrittori che amano dare addosso a coloro che non hanno la possibilità di difendersi e contrattaccare.
   Il cognome di quell'impiegato era Bascimackin. Il suo nome era Akàkij Akàkjevic.
   Quando fu battezzato, il bambino non fece altro che piangere e fare delle smorfie, come se avesse il presentimento di quel che sarebbe diventato da grande: un esecutivo perpetuo.

lunedì 9 giugno 2014

Charles Bukowski, Hollywood, Hollywood!

Autore di racconti, poesie, sceneggiature, artista senza grandi pretese ma, come tale, dall'ego spropositato. Sto parlando di Charles Bukowski, lo scrittore americano, nato in Germania, dalla personalità eccentrica e anticonformista e lo stile che ne rispecchia ogni tratto. Vale la pena conoscere la sua scrittura: cruda, netta, diretta, "sincera". Vi ho già parlato del sorprendente "Post-office" (che trovate qui); oggi invece vorrei presentarvi un suo libro che mi è capitato tra le mani, dal titolo "Hollywood, Hollywood!".
   Si tratta di un romanzo del 1989 che ripercorre le vicende dello stesso autore, nei panni del suo alter-ego letterario Henry Chinaski (spesso detto "Hank"), alle prese con la realizzazione di un film. Sebbene avverso al mondo hollywoodiano, Bukowski, qualche anno prima, senza mai tradire nel contenuto questa stessa avversione, aveva accettato di scrivere la sceneggiatura di un film, dal titolo "Barfly", che nel romanzo prende il nome di "The Dance of Jim Beam". All'interno della finzione narrativa, i nomi trasposti dalla realtà cambiano; non solo quelli dello stesso autore-protagonista e del film, ma anche quelli degli altri personaggi, come gli attori Mickey Rourke e Faye Dunaway, che diventano rispettivamente Jack Blesdoe e Francine Bowers, e il regista Barbet Schroeder, chiamato Jon Pinchot.

"Barfly" (1987) film scritto da Bukowski.

   E' possibile scovare anche altri riferimenti a persone reali, ad esempio dietro il nome Jon-Luc Modard si "nasconde" il regista della Nouvelle Vague Jean-Luc Godard, o Tom Pell che rimanda a Sean Penn. "Hollywood, Hollywood!" è un chiaro esempio di "roman à clef" (romanzo a chiave), perché descrive la realtà filtrandola attraverso una patina di finzione.

domenica 8 giugno 2014

Frasi dai libri #4: Hollywood, Hollywood!

Scommettere solo sui favoriti equivale sempre a perdere.


Nel paese delle talpe la talpa è re.



Era strano, pensai, il modo in cui venivano fatte le cose. Un giorno per volta, un giorno dopo l'altro e poi ecco il risultato.


Il tempo trascorse come fa sempre il tempo.


Alla fine, la gentilezza va dai migliori.


lunedì 2 giugno 2014

Alessandro Baricco, Seta

Seta (1996) di Alessandro Baricco
Informazioni generali
108 pagine divise in 65 capitoli per narrare con uno stile incisivo la vicenda di Hervé Joncour, negoziante francese di bachi da seta. 65 istantanee: lampi di parole delicate come seta, che alludono ad un sentimento rappresentato più che spiegato.
   L'azione si svolge nella seconda metà dell'Ottocento, tra Francia e Giappone, meta quest'ultima dei viaggi del protagonista. Nonostante la moglie "dalla voce bellissima" che l'attende a casa, Hervé rimane affascinato dallo sguardo di una ragazzina, sguardo che egli ricercherà nei suoi successivi viaggi in Oriente.
   Baricco riesce a condensare in poche righe realtà storiche, personaggi verosimili, riferimenti letterari e intertestuali, accennati e falsamente irrilevanti, in modo che le pagine non vengano sovraccaricate. Al contrario, egli le spoglia, privandole degli eccessi e lasciando solo l'essenziale. Il gioco di ripetizioni e rimandi rende coesi tutti i frammenti che compongono il romanzo, tecnica che conferisce al racconto un ritmo cadenzato.