lunedì 28 aprile 2014

Carlo Cassola, La ragazza di Bube: polemiche, caratteristiche, contesto e film

Carlo Cassola, La ragazza di Bube
Romanzo di rottura nella produzione letteraria di Carlo Cassola e nel filone del realismo diffuso tra i maggiori intellettuali dell'epoca, "La ragazza di Bube" fu l'opera vincitrice del Premio Strega del 1960
  Quell'anno, tra i partecipanti, vi era anche Italo Calvino con "Il cavaliere inesistente", nella cui vittoria sperava Pier Paolo Pasolini. La delusione di quest'ultimo per il riconoscimento dato ad un'opera che si allontanava dal realismo italiano fu espressa nel celebre discorso "In morte del realismo" (poi inserita nella raccolta di scritti intitolata La religione del mio tempo), rivolto contro quegli scrittori, e in particolare contro lo stesso Cassola, che avevano abbandonato lo stile realista per uno maggiormente lirico. Di fatto, le brevi annotazioni oggettive dei comportamenti dei personaggi, atte a rappresentarne i sentimenti, sono state sostituite da un nuovo pathos, che, sebbene non estenuante, si diversifica dagli scritti precedenti.
    L'intento di coinvolgere il lettore si sviluppa in maniera graduale: il distacco iniziale, derivante da una descrizione asciutta degli avvenimenti, si carica di elementi compassionevoli con l'avanzare della lettura, quando la narrazione si fa meno fredda. Tale lenta trasformazione lirica va di pari passo con la crescita della protagonista.
   La lingua nitida di Cassola ha fatto sì che le sue opere fossero considerate utili all'alfabetizzazione di massa e quindi lette e studiate nelle scuole. L'interesse dell'autore per la diffusione della cultura è evidente nella sua attività di giornalista e nelle iniziative volte alla diffusione dell'istruzione, tra le quali quella del bibliobus, coltivata insieme a Luciano Bianciardi. 

Le origini del bibliobus

venerdì 25 aprile 2014

Giovedì Rossettiani 2014 #5: Carmine Abate

Ultimo appuntamento di quest'anno con i Giovedì Rossettiani: a chiudere la serie di incontri è stato Carmine Abate, scrittore di origine calabrese. 
   Vincitore del premio Campiello nel 2012 con il romanzo "La collina del vento", Carmine Abate intesse libri e racconti dedicandosi principalmente a tematiche sociali e linguistiche, quali le difficoltà dei migranti, la comunicazione tra persone di culture diverse, l'integrazione nella società, il razzismo. 
   L'attenzione e l'impegno per queste problematiche sono il naturale risultato dell'esperienza vissuta in prima persona e che lo ha segnato sin dalla nascita. Originario del paese di Carfizzi, in Calabria, Carmine Abate è cresciuto a stretto contatto con la minoranza etno-linguistica dell'arbëreshë, una lingua derivante dall'albanese parlato in Italia nel XV secolo e portata dagli immigrati che si stanziarono nel Meridione. Inoltre, è stato egli stesso emigrante: dopo la laurea in Lettere, si è trasferito in Germania, dove ha insegnato in una scuola per figli di emigranti. Qui ha iniziato a scrivere i primi racconti in lingua tedesca.

La collina del vento, di Carmine Abate
Premio Campiello 2012

   La conoscenza diretta delle minoranze linguistiche e dell'integrazione sociale gli ha permesso di sviscerare queste tematiche, affrontando il problema dell'incomunicabilità, dell'indifferenza e dell'intolleranza razziale

Il bacio del pane, di Carmine Abate
(2013)
   Titolo del suo ultimo romanzo è "Il bacio del pane", uscito nell'agosto del 2013. Per conoscere gli altri suoi libri, vi segnalo il sito http://www.carmineabate.net/.
   Un'altra preziosa scoperta resa possibile da eventi culturali utili e inestimabili come i Giovedì Rossettiani! 

giovedì 24 aprile 2014

Ennio Flaiano, Tempo di uccidere

Unico libro di Ennio Flaiano, vincitore del Premio Strega, pubblicato nel 1947, da cui è stato tratto un film omonimo. Un libro senza un prima e senza un dopo, come la storia raccontata, ma con una solida base e un futuro nella memoria dei lettori. 

  L'immagine di copertina ricorda la terra desolata dell'Africa, da associare senza difficoltà a quel deserto dei Tartari di Dino Buzzati con il quale condivide e il concetto di (assenza di) tempo e le riflessioni sull'uomo, oltre alla caratterizzazione simbolica. Il contesto di riferimento è quello della colonizzazione italiana in Etiopia degli anni '30, a fare da sfondo a delle tematiche personali così care al singolo individuo da privarsi dei concetti di spazio e tempo.

"Non posso lasciare il cielo, anche se è un cielo di piombo come questo, non posso lasciare nulla, nemmeno questo cespuglio, nemmeno i giorni più mediocri e le notti più cupe, o le persone che odio: nulla."

   Non leggevo un libro così da molto tempo. Un libro così intenso, così profondo, così "superficiale" (perché scava nella natura senza essere retorico)...così esistenziale. Un libro così. A fare di "Tempo di uccidere" un "libro così" è la capacità di dare vita alle tensioni dell'animo umano attraverso la concretezza di una realtà come quella africana che perde ogni connotato di esotismo.

venerdì 18 aprile 2014

Gabriel García Márquez: quattro consigli di lettura

Soprannominato Gabo, Gabriel García Márquez, vincitore del Premio Nobel nel 1982, è l'autore di opere universalmente conosciute che hanno segnato la storia della letteratura. 
   Di origine colombiana, egli ci ha regalato tra le pagine più preziose mai scritte prima, sviscerando la nostra storia - e in particolare quella latinoamericana - e i sentimenti più comuni e contorti dell'essere umano. La sua opera è un sunto del nostro passato e della nostra esistenza, in quanto società e come singoli individui
   Insieme a Mario Vargas Llosa (autore, tra le altre opere, di La ciudad y los perros e Travesuras de la niña mala), egli è uno dei principali rappresentanti del boom letterario degli anni '60-'70 che ha interessato l'America Latina.  
   Ho letto diversi suoi romanzi e racconti, a partire da Cien años de soledad, innamorandomi da subito del suo stile versatile, che anche quando appare semplice e scorrevole nasconde in sé allegorie e significati più profondi. Ecco brevemente alcuni consigli di lettura...

Giovedì Rossettiani 2014 #4: Goffredo Fofi e Massimiliano Virgilio

Penultimo appuntamento dei Giovedì Rossettiani con Goffredo Fofi e Massimiliano Virgilio, due diverse personalità di spicco del panorama culturale attuale, accomunati dal "Meridione". Da sempre vicino ai problemi meridionali il primo, napoletano il secondo: entrambi sono due differenti espressioni di uno stesso contesto.

"Goffredo Fofi è la storia della critica letteraria
italiana, con un occhio sempre rivolto al Sud".

   Saggista, giornalista e critico letterario, cinematografico e teatrale, Goffredo Fofi, nel corso della sua esperienza, ha utilizzato la scrittura nelle sue numerose forme e nei vari generi artistici come arma in più per far valere i diritti dell'uomo e battersi per i propri ideali. Oltre ad essersi occupato degli emarginati e delle persone più povere, come i bambini dei quartieri popolari (soprattutto a Napoli), Fofi ha fondato la rivista "Lo straniero", nella quale risuona non solo l'eco di Albert Camus, ma anche quella del suo impegno sociale e culturale. 

martedì 15 aprile 2014

Massimo Gramellini, Fai bei sogni

* / 5

Trama
Poche parole per centrare il punto. 
Scritto in prima persona, "Fai bei sogni" è la storia di un uomo che rielabora l'acuto dolore per la morte della madre, avvenuta quando lui aveva nove anni. Cresciuto senza il suo affetto e privo di figure femminili di riferimento, il protagonista ripercorre il lungo e delicato procedimento di elaborazione del lutto, superato solo in età matura, quando la verità gli si rivela in tutta la sua crudezza, permettendogli di accettare il passato e al tempo stesso liberarsene. Liberarsi del dolore, ma anche della parte negativa di sé, soprannominata Belfagor, che abita in lui, nutrendosi della sua rabbia.

Caratteristiche
   La storia è autobiografica: il bambino che ha perso la sua mamma da piccolo è proprio Gramellini, che racconta un po' di sé e della sua drammatica esperienza, senza mai scavare nel profondo dei suoi sentimenti, ma rimanendo sempre in superficie, come se la volontà di esporsi (suggerita anche dall'uso della prima persona) fosse continuamente ostacolata dal desiderio di documentare: conflitto, questo, che crea uno stile piatto
  La lettura procede rapidamente data la linearità del linguaggio e della sintassi, ma nel contenuto lo considero altamente noioso. Sebbene abbia apprezzato alcuni usi metaforici del linguaggio, il potenziale che questa storia poteva rappresentare non è stato affatto sfruttato, bensì affrontato superficialmente e con una finta non-leggerezza. Il dramma personale che poteva coinvolgere numerosi lettori a me ha lasciato quasi indifferente, perché il messaggio che vuole trasmettere si perde nel vuoto della lettura. 
   Il titolo è una sorta di augurio che riprende l'ultima frase sussurrata al figlio dalla madre, l'augurio di attingere sempre all'energia dell'universo, quella dell'amore (come spiega lo stesso autore). Ma né l'amore né il dolore vengono ben descritti, rimane una storia personale affrontata in maniera superficiale

Giudizio
   Personalmente, sono davvero stufa degli autori che danno da mangiare ai lettori ciò che vogliono e non per assenza di capacità, ma perché si sminuiscono i loro gusti raffinati, dimenticando che sono in grado di distinguere la semplicità dalla superficialità.
   Tanto pubblicizzato quanto deludente. 

sabato 12 aprile 2014

&sperimenti: Quadri & Poesie


Van Gogh & Quasimodo

Kandinsky & Palazzeschi

Picasso & Kipling

Dalì & T.S. Eliot

Monet & Ungaretti

venerdì 11 aprile 2014

Giovedì Rossettiani 20014 #3: Francesco Piccolo

Proseguono gli incontri d'autore dei Giovedì Rossettiani: il terzo appuntamento ha avuto come ospite Francesco Piccolo. Scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato raccolte di racconti e romanzi, oltre ad aver contribuito con la sua scrittura alla creazione di film, quali Caos Calmo (tratto dal libro di Sandro Veronesi) e La prima cosa bella, per citarne solo alcuni. Non solo scrittore di parole, dunque, ma anche scrittore d'immagini, di storie che possono essere toccate, di problematiche che possono essere visualizzate.


   Uscito nel 2013, "Il desiderio di essere come tutti" è il suo ultimo romanzo. Le parole scivolano sulla pagina con delicatezza, eppure gli argomenti di cui tratta sono intensi ed attuali: uno spaccato della storia e della società italiana intessuto in una narrazione limpida. (Per farvene un'idea, è possibile leggere un estratto, cliccando qui.)

   Altre sue opere sono:



Storie di primogeniti e figli unici 
(1996)











Momenti di trascurabile felicità
(2010)









   Un autore e dei romanzi di cui certamente tornerò a parlare in maniera più approfondita.
   

mercoledì 9 aprile 2014

La lista degli indimenticabili libri italiani (1-51)

Dopo aver constatato che nella classifica dei 100 TOP BOOKS stilata dalla BBC (che trovate qui) non sono stati inseriti libri italiani, ho chiesto a fidati lettori di Facebook quali opere non dovessero mancare in un'eventuale lista esclusivamente dedicata alla letteratura italiana. Dal momento che le risposte sono state numerose, ho deciso di raccogliere le vostre indicazioni per creare l'elenco degli indimenticabili libri italiani. Questa che segue ne è il risultato.
    Ci tengo a precisare che i libri NON SONO IN ORDINE DI GRADIMENTO O IMPORTANZA, ma disposti in base all'ordine delle risposte di ciascun lettore. Ho inserito tutti quelli da voi indicati, ad esclusione di qualcuno che non ha avuto una piena approvazione. Nessuno sapeva (me compresa) che avrei realmente stilato una lista; l'idea era nata senza alcun fine specifico se non quello di conoscere il parere altrui.
    Fino ad ora, abbiamo raggiunto una cinquantina di libri, ma sono sicura che possiamo arrivare tranquillamente a 100, quindi siete ancora in tempo per fare la vostra proposta! 
   Infine, vi consiglio di segnarvi i libri che non conoscete o non avete ancora letto e correre in libreria per sopperire alle mancanze; io lo farò ;-) . Grazie a tutti per la collaborazione e soprattutto per aver dimostrato che ci sono molti più lettori di quanto si pensi!

1. Il barone rampante, Italo Calvino
2. L'innocente, Gabriele D'Annunzio
3. Il principe, Niccolò Machiavelli
4. Dei delitti e delle pene, Cesare Beccaria
5. Il fu Mattia Pascal, Luigi Pirandello
6. La fine è il mio inizio, Tiziano Terzani
7. Uno, nessuno e centomila, Luigi Pirandello
9. Il corpo, Umberto Galimberti
10. I miti del nostro tempo, Umberto Galimberti
11. La coscienza di Zeno, Italo Svevo
12. Il mio ozio, Italo Svevo
13. Il caos, Pierpaolo Pasolini
14. Marcovaldo, Italo Calvino
15. Palomar, Italo Calvino
16. Collezioni di sabbia, Italo Calvino
17. Sotto il sole giaguaro, Italo Calvino
18. Lettera ad un bambino mai nato, Oriana Fallaci
19. Un amore, Dino Buzzati
20. La Divina Commedia, Dante Alighieri
21. Fontamara, Ignazio Silone
22. Seta, Alessandro Baricco
23. Le città invisibili, Italo Calvino
24. Il nome della rosa, Umberto Eco
25. La ciociara, Alberto Moravia
26. I Malavoglia, Giovanni Verga
27. Venuto al mondo, Margaret Mazzantini
28. Oceano mare, Alessandro Baricco
29. Novecento, Alessandro Baricco
30. Se questo è un uomo, Primo Levi
31. Il ladro di merendine , Andrea Camilleri
32. Il giorno della civetta, Leonardo Sciascia
33. Va' dove ti porta il cuore, Susanna Tamaro

Abbiamo anche la sezione "fumetti":

34. Pentothal, Andrea Pazienza
35. Zanardi, Andrea Pazienza
36. Pompeo, Andrea Pazienza
37. Valentina, Guido Crepax
38. Corto Maltese, Hugo Pratt
39. Europa, Menotti e Semerano
40. Durasagra, Paolo Bacilieri
41. Diario Italiano, David B.
42. La mia vita disegnata male, Gipi
43. Una storia, Gipi
44. La profezia dell'armadillo, Zerocalcare
45. Un polpo alla gola, Zerocalcare
46. Corpicino, Tuono Pettinato
47. Trama, Ratigher

Concludo quella che spero sia solo la prima parte della lista con delle opere non ancora citate, ma che, a mio avviso, meritano a pieno titolo di essere inserite:

48. Operette morali, Leopardi
49. Gli Indifferenti, Alberto Moravia
50. Il deserto dei Tartari, Dino Buzzati
51. Decamerone, Boccaccio

Samuel Butler, Così muore la carne (The Way of all Flesh)

Scritto tra il 1873 e il 1884 ma pubblicato postumo, per volere dell'autore, nel 1903, "The Way of all Flesh", tradotto in italiano con il discutibile "Così muore la carne", è il critico romanzo dello scrittore inglese Samuel Butler. Perché postumo? Perché critico. 
   Il romanzo attacca vivamente l'ipocrisia del mondo vittoriano e le sue convinzioni. Dietro la stabilità e il progresso che caratterizzò il regno della regina Vittoria (1837-1901), vi era una società governata dalle numerose contraddizioni (basti pensare allo sfruttamento del lavoro minorile, derivante dalla Rivoluzione Industriale). Ad ogni passo in avanti dell'economia corrispondeva un passo indietro nella società.
   Il principale contrasto è quello tra anima e corpo, o meglio tra spirito e carne, termine quest'ultimo che ricorre nel titolo. Carne è sinonimo di peccato, e il peccato corrisponde a tutto ciò che non è ortodosso. L'autore, attraverso la descrizione di una famiglia e dell'educazione data ai figli, mette in risalto la rigidità di un modo di pensare che danneggia la libertà, la creatività e l'autonomia. 

martedì 8 aprile 2014

Incipit #5: Tempo di uccidere



Ero meravigliato di essere vivo, ma stanco di aspettare soccorsi. Stanco soprattutto degli alberi che crescevano lungo il burrone, dovunque ci fosse posto per un seme che capitasse a finirvi i suoi giorni. Il caldo, quell'atmosfera morbida, che nemmeno la brezza del mattino riusciva a temperare, dava alle piante l'aspetto di animali impagliati.
Da quando il camion s'era rovesciato, proprio alla curva della prima discesa, il dente aveva ripreso a dolermi, e ora un impulso che sentivo irresistibile (forse l'impazienza della nevralgia) mi spingeva a lasciare quel luogo. "Io me ne vado" dissi alzandomi. Il soldato che fumava soddisfatto, ormai pronto a dividere con me gli imprevisti della nuova avventura, si rabbuiò. "E dove?" chiese.
"Giù al fiume." Non vedevamo ancora il fiume ma era là sotto, nella sua valle scavata da secoli e guardata da qualche pigro coccodrillo a caccia di lavandaie. Pensavo di trovare un autocarro per risalire dall'altra parte. Dovevo esservi prima di sera o sciupavo uno dei quattro giorni che mi avevano concesso per trovare un dentista.

Incipit #4: Fontamara


Il primo di giugno dell'anno scorso Fontamara rimase per la prima volta senza illuminazione elettrica. Il due di giugno, il tre di giugno, il quattro di giugno, Fontamara continuò a rimanere senza illuminazione elettrica. Così nei giorni seguenti e nei mesi seguenti, finché Fontamara si riabituò al regime del chiaro di luna. Per arrivare dal chiaro di luna alla luce elettrica, Fontamara aveva messo un centinaio di anni, attraverso l'olio di oliva e il petrolio. Per tornare dalla luce elettrica al chiaro di luna bastò una sera.
   I giovani non conoscono la storia, ma noi vecchi la conosciamo. Tutte le novità portateci dai Piemontesi in settant'anni si riducono insomma a due: la luce elettrica e le sigarette. La luce elettrica se la sono ripresa. Le sigarette? Si possa soffocare chi le ha fumate una sola volta. A noi è sempre bastata la pipa.
   La luce elettrica era diventata a Fontamara anch'essa una cosa naturale, come il chiaro di luna. Nel senso che nessuno la pagava. Nessuno la pagava da molti mesi. E con che cosa avremmo dovuto pagarla? Negli ultimi tempi il cursore comunale neppure era più venuto a distribuire la solita fattura mensile col segno degli arretrati, il solito pezzo di carta di cui noi ci servivamo per gli usi domestici. L'ultima volta che il cursore era venuto, per poco non vi aveva lasciato la pelle. Per poco una schioppettata non l'aveva disteso secco all'uscita del paese.
      

lunedì 7 aprile 2014

"La mia amica ebrea" e "Quando dal cielo cadevano le stelle": due romanzi sull'Olocausto

Buongiorno cari lettori e passanti!
Oggi vorrei segnalarvi due romanzi sul tema dell'Olocausto, usciti in e-book il 27 gennaio. Non bisogna porre l'attenzione sull'argomento solo in occasione della Giornata della Memoria, ma ricordare ogni giorno quanto l'uomo possa essere disumano.
    Appoggio sempre con fierezza gli scrittori emergenti, perché ritengo che la possibilità di aggiungere la propria voce al coro della scrittura non debba essere negata a nessuno, tanto poi ci penserà il direttore d'orchestra a scegliere chi farà il solista.
     "La mia amica ebrea" e "Quando dal cielo cadevano le stelle" sono stati scritti da due giovani sorelle, Rebecca e Sofia Domino. Qui di seguito trovate tutte le informazioni al riguardo.

venerdì 4 aprile 2014

Giovedì Rossettiani 2014 #2: Cristiano Cavina

Il secondo incontro d'autore dei Giovedì Rosettiani ha avuto come ospite Cristiano Cavina. Conosciamolo meglio...

   Nato nel 1974 a Casola Valsenio - paesino in provincia di Ravenna, ambientazione di quasi tutte le sue opere -, Cavina pubblica il suo primo romanzo, "Alla grande", nel 2003. Ottenuto sin da subito un sorprendente successo, continua a scrivere romanzi, che vengono tradotti anche in francese. Nel giro di pochi anni ha guadagnato prestigio ottenendo svariati riconoscimenti, tra i quali il Premio Fenice Europa nel 2006.

    Ecco i suoi romanzi, tutti pubblicati dalla casa editrice indipendente Marcos y Marcos.



Alla Grande
2003
Vincitore del Premio Tondelli (2006)


Nel paese di Tolintesàc
2005


Un'ultima stagione di esordienti
2006


I frutti dimenticati
2008


Scavare una buca
2010


Inutile Tentare Imprigionare Sogni 
2013

  Giovinezza, calcio, lettura, valori, ricordi: temi che accompagnano la scrittura di Cavina, da considerare come un'estensione della sua vita. Piuttosto curiosa  di leggere qualcuno dei suoi romanzi...


Per approfondimenti, vi segnalo la pagina dell'autore sul sito di Marcos y Marcos che trovate qui.