lunedì 31 marzo 2014

Storia di una ladra di libri: consigliato!

Locandina di "Storia di una
ladra di libri" 2013
Da qualche giorno nelle sale, "Storia di una ladra di libri" è il nuovo film di Brian Percival, tratto dal romanzo "The Book Thief" di Markus Zusak (tradotto in italiano col titolo "La bambina che salvava i libri").
    L'ambientazione storica (Germania, Seconda Guerra Mondiale) e i riferimenti letterari sono già due validi motivi per andarlo a vedere, ma non giustificano il piacere del guardarlo, dato dalla capacità di incastonare una storia triste ma incantevole in uno dei capitoli più tragici - e più rivisitati - dell'esistenza dell'uomo.

Trama
Un'originale e misteriosa voce fuori campo ci guida verso un treno in viaggio e verso la protagonista, Liesel. Rimasta sola, senza la sua famiglia, viene accolta dolcemente dal nuovo papà, Hans, e più duramente dalla nuova mamma, Rosa, presso cui si trasferisce.
   Inizialmente taciturna e riservata, a scuola viene presa in giro dai compagni perché non sa né leggere né scrivere, ma dimostra ben presto il suo carattere "audace". Ogni sera, stringe al petto un libro (raccolto da terra durante il funerale del fratellino), che Hans le insegnerà a leggere, dandole la chiave per accedere ai nuovi mondi creati dalla parola.
    Il nazismo, nel frattempo, semina le sue vittime, tra cui anche i libri considerati blasfemi, che vengono bruciati pubblicamente. L'arrivo di Max, un ebreo sfuggito alla deportazione, rende instabile l'equilibrio della famiglia, scaturendo i più densi sentimenti e mettendo in risalto un'umanità ormai scarseggiante.
     Vicino di casa e amico di Liesel è Rudy, che sin dall'arrivo di lei in via Paradiso (così si chiama la strada in cui abitano) le fa scoprire il senso dell'amicizia (e dell'amore), sfidandola a gare di corsa per scommettere un suo bacio.
    Passano gli anni, aumentano i bombardamenti, e con essi le tensioni, c'è chi parte per la guerra, chi torna e chi no. In tutto questo, Liesel si rifugia nelle parole, "prendendo in prestito" dei libri, quasi fossero il mezzo per raggiungere la salvezza, e imparando a creare la sua propria storia. 

sabato 29 marzo 2014

Giovedì Rossettiani 2014 #1: Maurizio Cucchi

Programma 2014
"Giovedì Rossettiani"
Ad inaugurare i Giovedì Rossettiani di quest'anno - il ciclo di incontri letterari organizzati dal Centro Europeo di Studi Rossettiani - è stato Maurizio Cucchi, ospite al Palazzo D'Avalos di Vasto il 27 marzo 2014 per raccontare la sua poesia.
  Premetto che non sono potuta essere presente, ma colgo l'occasione per ricordarvi della lodevole iniziativa che si tiene ogni anno a Vasto (CH), volta a conoscere le voci della letteratura italiana contemporanea. 
  Cinque incontri, distribuiti nei giovedì che vanno dal 27 marzo al 24 aprile, che hanno luogo presso il Palazzo D'Avalos, alle ore 18:00
    Quest'anno, il tema comune è "il genio multiforme" e i prossimi artisti in programma (nessuna donna, ahimè) sono: Cristiano Cavina, Francesco Piccolo, Goffredo Fofi insieme a Massimiliano Virgilio, e Carmine Abate.


Maurizio Cucchi
Chi è Maurizio Cucchi?
Poeta, traduttore, scrittore, pubblicista e critico letterario, Maurizio Cucchi è nato a Milano nel 1945.

Opera
L'ultima opera di Cucchi è la raccolta di poesie intitolata "Malaspina", un nome ripreso da un laghetto situato nei pressi di Milano. Un luogo come tanti agli occhi degli altri, ma carico di significato per l'autore, in quanto evocativo della sua infanzia: il tempo scorre inesorabile, le persone crescono, la realtà cambia, ma ciò che rimane incontaminato è, non tanto il luogo in sé e per sé, ma il ricordo al quale rimanda. 
   Il tempo è uno dei temi cari a Cucchi, che, per quanto entusiasta di dedicarsi al presente - considerato come punto nel quale il passato confluisce -, valorizza al tempo stesso le proprie radici. La memoria si concretizza attraverso gli oggetti: si fa evidente, quasi tangibile, e ogni particolare che la racchiude si fa portavoce di un determinato sentimento, tra cui la solitudine.

mercoledì 26 marzo 2014

Arthur Golden, Memorie di una geisha

   Parto subito dalla fine: perché mi è piaciuto "Memorie di una geisha"? Perché la storia è incredibile, il fascino che suscita ti rimane sulla pelle, ma soprattutto perché ti fa vedere una realtà fino a poco fa sconosciuta.
 La capacità di creazione dei personaggi e del mondo rappresentato è sconfinata, tanto da sentirsi direttamente immersi in una realtà così diversa dalla nostra senza che questa appaia distante, anzi, le logiche che regolano la società giapponese della prima metà del novecento, non solo sembrano del tutto naturali, ma diventano sempre più affascinanti.
  L'autore ha saputo sfruttare l'abilità linguistica e la profonda conoscenza della cultura giapponese, tessendoli insieme in una trama coinvolgente, in grado di rendere leggera la lettura delle 563 pagine. Una cultura poco conosciuta come quella orientale viene resa accessibile a qualsiasi lettore, che, catturato dalla narrazione, non si rende neanche conto di star interiorizzando tradizioni giapponesi e apprendendo nuovi termini.
   Le minuziose descrizioni non si rivelano mai noiose, ma servono a visualizzare nella propria mente ogni dettaglio, ogni personaggio, ogni ambiente, che si concretizzano nel nostro immaginario.
    Ho terminato la lettura qualche sera fa e ora posso confermare l'idea che avevo: dall'inizio alla fine, è stata sempre piacevole, risvegliando in me quel magico esotismo al quale mi lasciavo più facilmente andare quando ero ancora una ragazzina. 
    Ho l'impressione che l'intento dell'autore fosse proprio questo: catturare un gran numero di lettori puntando su un contesto nuovo e sull'utilizzo minuzioso delle tecniche narrative, ma, sebbene consapevole, sono felice di essermi sentita nella sua rete. 

Nota del curatore
   Nella prefazione, si afferma che il romanzo non può essere considerato né una biografia né un'autobiografia, dato che a scrivere non è stata direttamente la protagonista dei fatti, la quale ha preferito dettare le sue memorie. Da intrattenitrice e maestra nell'arte della conversazione, le sarebbe riuscito meglio raccontare la sua vita, piuttosto che scriverla. Così, rinunciando a quel voto di segretezza del mondo delle geisha di cui in parte si sente libera, Sayuri ripercorre e condivide le sue esperienze. 
   Questi dettagli iniziali non fanno che rendere ancora più veritiere le vicende oggetto del romanzo, che, sebbene basato su confidenze e testimonianze di geisha, rimane pur sempre frutto di immaginazione. Le usanze e i riferimenti precisi al contesto ne fanno un romanzo storico, che delinea le caratteristiche socio-culturali del Giappone del primo novecento.

"I poeti lavorano di notte"


I poeti lavorano di notte

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio,
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.




Alda Merini 
(da Destinati a morire)


   "Ma che significa?": una domanda che uccide le poesie, che nel corso del tempo si sono andate spesso semplificando pur di essere comprese da tutti. Ma non c'è alcun motivo di adattarsi agli altri: anche il linguaggio più familiare può risultare ombroso se non si ha la sensibilità di capire il significato che va oltre la grafia delle parole o la costruzione delle frasi. La poesia può essere spogliata degli ornamenti, ma non di se stessa, ciò significa che più che capita deve essere sentita.
   Alda Merini, una delle più importanti poetesse italiane degli ultimi tempi, legge e commenta un suo componimento dedicato ai poeti, a questi artisti silenziosi il cui urlo atemporale si erge su un mondo sordo.

mercoledì 19 marzo 2014

Le canzoni di "Norwegian wood"

   E anche la seconda puntata di #ParoleDiCarta è terminata. Oggi vi ho parlato di Norwegian Wood, di Haruki Murakami, il cui titolo è ripreso da una canzone dei Beatles. L'intero romanzo è pervaso di musica, tanto da avermi permesso di (ri)scoprire canzoni meravigliose. 
   Norwegian Wood nasce dalla musica, perché l'autore lo scrisse con il walkman alle orecchie per cercare di distrarsi dai rumori esterni; la sua storia è il risultato di una canzone, perché è un lungo flashback scaturito dall'ascolto casuale dei Beatles, e vive di musica, perché ad animarlo e a tradurre in melodia la sua atmosfera ci sono le canzoni che qui ho riunito per voi. Buona lettura...o meglio buon ascolto!


Norwegian Wood (The Beatles)




Seven Daffodils




Lemon Tree
(anche se non è questa la versione, eh!)




500 Miles (The Proclaimers)




Where have all the Flowers Gone?




Row your Boat Ashore




Proud Mary




Spinning Wheel




White Room (Cream)




Scarborough Fair (Simon & Garfunkel)




Here comes the Sun (The Beatles)



venerdì 14 marzo 2014

La parola del giorno#3: GLABRO

"Mentre ero così vicina a lui avvertii l'odore del talco sul suo volto glabro".
(Memorie di una geisha, Arthur Golden)

Significato: imberbe, privo di peli.

giovedì 13 marzo 2014

Sondaggio#1: Gli occhi del dr Eckleburg ne Il grande Gatsby | Risultato

Alla domanda "Cosa rappresentano gli occhi del dr Eckleburg ne Il grande Gatsby" avete risposto così:


Dio 26 %
La pubblicità come nuovo valore 15 %
L'autore come critico esterno 42 %
Altro 15 %




Devo ammettere che il risultato mi ha sorpreso, dato che l'opzione con il maggior numero di voti è stata la terza, da me inserita in base ad una libera interpretazione. 

Dio 
Solitamente si tende a identificare i grandi e impassibili occhi di questo cartellone pubblicitario con quelli di Dio,  soprattutto a partire dal senso di timore e prostrazione che prova uno dei personaggi (George Wilson) al loro cospetto. Il significato religioso serve a spiegare che il comportamento delle persone in un mondo fragile e degenerato non può sfuggire al giudizio di Dio, che, per quanto possa apparire distante, è in realtà un tacito osservatore sempre presente.

La pubblicità come nuovo valore
Una visione più articolata della prima vuole che gli occhi rappresentano sì lo sguardo attento di un dio, ma un dio che non è più quello religioso. Per una società dedita al consumismo e alla mondanità, i valori vengono stravolti e l'Onnipotente è sostituito da un cartellone pubblicitario che sortisce lo stesso effetto. Come a dire che è la pubblicità, con tutto ciò che ne consegue, ad essere idolatrata.

L'autore come critico esterno
L'impassibilità di questi giganteschi occhi immobili mi hanno spinta ad associarli con l'autore: e se significassero che F.S. Fitzgerald - anche lui parte di quella stessa società che descrive - tentasse di prenderne le distanze attraverso il romanzo e criticarne i protagonisti? Non dimentichiamo che la vita da lui condotta rispecchia per molti versi la superficialità dei suoi personaggi, a cui guarda con occhio critico proprio perché attanagliato dalla consapevolezza della sua fragilità e della sua finzione.

Altro
Infine, qualcuno di voi ha selezionato la quarta opzione, portandomi quindi a chiedervi: cos'altro possono rappresentare questi occhi? L'interpretazione è libera e il significato di un simbolo cambia anche a seconda di chi osserva, quindi se avete altre proposte sono molto curiosa di conoscerle e vi invito a commentare questo post!




domenica 9 marzo 2014

"Parole di carta": il nuovo programma dedicato ai libri


Si chiama "Parole di carta" il nuovo programma di Agorà music tv, dedicato ai libri. 
Andrà in onda tutti i 


mercoledì dalle 18:00 alle 19:00 
sui canali 119 (Abruzzo) e 115 (Molise) 
del digitale terrestre o in streaming sul sito 
http://agoramusictv.jimdo.com/.


A condurlo (o almeno a provarci ;-) ) sarà la sottoscritta, con l'intento di condividere con voi le letture che ho apprezzato, ma anche quelle che non ho apprezzato affatto. In questo mi aiuterete voi, tirando fuori le vostre opinioni, perché credo che senza il confronto non si possa crescere. 



Si parte mercoledì 12 marzo con una puntata su "Il grande Gatsby". Meglio non aggiungere altro. Ah, sì... non perdetela! 

sabato 8 marzo 2014

Sondaggio#1: Il Grande Gatsby

Ciao a tutti, lettori e passanti! 
Con questa domanda ho dato il via al primo sondaggio del blog:

Cosa rappresentano gli occhi del dr. Eckleburg ne "Il grande Gatsby"?
a. Dio
b. La pubblicità come nuovo valore
c. L'autore come critico esterno
d. Altro


Basta un clic per votare, nell'apposito spazio che trovate in altro a destra. 
I risultati (per andare ai risultati clicca qui) saranno commentati in diretta durante la prima puntata di "Parole di carta" su Agorà music tv... A breve tutti i dettagli. Stay tuned!

mercoledì 5 marzo 2014

La parola del giorno#2: CLAUDICANTE

"Devo dire però che, data l'andatura claudicante di Zietta (a causa di quella sua anca che sporgeva più dell'altra), non era chiaro quale delle due donne fosse più stabile sulle gambe."
(Memorie di una geisha, Arthur Golden)

Significato: zoppicante, malfermo.