mercoledì 26 febbraio 2014

Jonas Jonasson, Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

Jonas Jonasson
"Il centenario che saltò dalla finestra
e scomparve" (2009)
* * * * / 5   

   La trama è già sintetizzata nel titolo: un centenario scompare dopo essersi dileguato dalla finestra. Fine della storia. Ma anche suo inizio. Un inizio sorprendente per la naturalezza con la quale si racconta la fuga di un uomo non più nel fiore dei suoi anni, che annuncia un proseguo esilarante (per leggere l'incipit clicca qui).

  Il centenario in questione è Alan Karlsson. Nulla sappiamo di lui, se non che, proprio il giorno del suo compleanno, decide di non soffiare le cento candeline, allontanandosi dalla casa di riposo, dopo aver scavalcato la finestra della sua stanza. 
   Dal suo vagabondare in pantofole ne deriva un susseguirsi di incredibili avventure, che il simpatico vecchietto affronta con disinvoltura e caparbietà. Alan non è il tipo da tirarsi indietro, né riflettere su quello che fa: egli agisce con spontaneità, senza timori, ma anche senza aspettative.
   Tra una valigia dal contenuto segreto, delinquenti alle calcagna e polizia sulle sue tracce, la storia di un "comune" vecchietto prende sin da subito una strana piega... Disinteressato al guaio nel quale si sta cacciando, Alan prosegue instancabile per il suo misterioso cammino senza mai voltarsi indietro, incontrando di volta in volta compagni d'avventura. 
    I capitoli sulla fuga di Alan sono alternati a quelli sul suo passato, che ci permettono di capire il motivo della sua decisione: questo incosciente anziano non va alla scoperta del mondo; lui, il mondo, lo conosce già, e pure parecchio, ma non è tipo da rimanere fermo e nessuno al posto suo può decidere quando è ora di sgranchirsi le gambe. Nato nella fattoria di Yxhult, in Svezia, ha viaggiato per tutto il globo, dalla Spagna al New Mexico, dalla Cina all'Iran, dalla Russia all'Indonesia, senza mai decidere in anticipo la sua meta.
   Attraverso i viaggi di Alan, vengono raccontati i suoi cent'anni, che racchiudono perfettamente il secolo appena trascorso, ricco di avvenimenti storici descritti con ironia, perché da lui vissuti in prima persona. La guerra civile spagnola, la Prima Guerra Mondiale, la guerra fredda, il ricorso alla bomba atomica da parte degli Stati Uniti prima e della Russia poi, lo sviluppo del comunismo di Mao Tse-tung... nel libro c'è tutto, c'è tutto ciò che già sappiamo, ma in una prospettiva completamente nuova: a suon di risate, l'autore trasforma ragguardevoli figure storiche in irrisori personaggi al servizio delle avventure di Alan, che, col suo fare semplice e schietto, mette in luce tutti i loro difetti. Il principale motivo che lo lega a uomini quali Francisco Franco, Henry Truman e Stalin (per citarne solo alcuni) è la sua profonda conoscenza degli esplosivi - tanto "innocuo", dunque, non è.
  Le pagine del libro sembrano rispecchiare la spensieratezza del loro protagonista: così come lo spirito di Alan è intraprendente e genuino, lo stile è ironico e leggero, a interpretazione della sua visione della vita: già, perché gli argomenti più difficili sono quelli che non devono essere presi sul serio - basterebbe berci su un po' di acquavite, come sostiene il nostro caro centenario. A Jonas Jonasson va proprio questo merito: essere riuscito a trattare di tematiche delicate e rilevanti con leggerezza e ironia

lunedì 24 febbraio 2014

Incipit#3: Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve


   "Di certo Allan Karlsson avrebbe potuto pensarci prima e, magari, comunicare agli interessati la sua decisione. In effetti non aveva mai riflettuto troppo sulle cose. Ecco perché quell'idea non ebbe neanche il tempo di fissarsi nella sua testa che già aveva aperto la finestra della stanza al pianterreno della casa di riposo di Malmköping, nel Sörmland, per poi sgusciare fuori e atterrare nell'aiuola sottostante.
   La manovra richiedeva un certo fegato, dal momento che Allan compiva cent'anni proprio quel giorno. Solo un'ora dopo nella sala comune della casa di riposo avrebbero avuto inizio i festeggiamenti. Sarebbe stato presente persino il segretario comunale. E l'inviata del giornale locale. E tutti gli ospiti dell'ospizio. E tutto il personale, capitanato dalla ringhiosa e arcigna infermiera Alice.
   Soltanto il festeggiato non aveva la benché minima intenzione di partecipare."

giovedì 13 febbraio 2014

La parola del giorno#1: TOCCHIGNARE

"Clara tocchignava sempre tutto e tutti, un vizio che da quando vivevamo insieme mi dava un fastidio tremendo". 

(La versione di Barney, Mordecai Richler)

Significato: toccare (giocherellare con, palpeggiare, manipolare).

Incipit#2: I figli della mezzanotte


"Io sono nato nella città di Bombay...tanto tempo fa. No, non va bene, impossibile sfuggire alla data: sono nato nella casa di cura del dottor Narlikar il 15 agosto 1947. E l'ora? Anche l'ora è importante. Be', diciamo di notte. No, bisogna essere più precisi... Allo scoccare della mezzanotte, in effetti. Quando io arrivai le lancette dell'orologio congiunsero i palmi in un saluto rispettoso. Oh, diciamolo chiaro, diciamolo chiaro; nell'istante preciso in cui l'India pervenne all'indipendenza, io fui scaraventato nel mondo. Ci fu chi boccheggiò. E, fuori della finestra, folle e fuochi d'artificio. Pochi secondi dopo, mio padre si ruppe un alluce; ma questo incidente era una bazzecola se paragonato a quel che era accaduto a me in quel tenebroso momento: grazie infatti alle tirannie occulte di quelle lancette dolcemente ossequianti io ero stato misteriosamente ammanettato alla storia, e il mio destino indissolubilmente legato a quello del mio paese. Nei tre decenni successivi non avrei avuto scampo."

Incipit#1: La versione di Barney



   "Tutta colpa di Terry. È lui il mio sassolino nella scarpa. E se proprio devo essere sincero, è per togliermelo che ho deciso di cacciarmi in questo casino, cioè di raccontare la vera storia della mia vita dissipata. Fra l'altro mettendomi a scribacchiare un libro alla mia veneranda età violo un giuramento solenne, ma non posso non farlo. Non posso lasciare senza risposta le volgari insinuazioni che nella sua imminente autobiografia Terry McIver avanza su di me, le mie tre mogli (o come dice lui la troika di Barney Panofsky), la natura della mia amicizia con Boogie e, ovviamente, lo scandalo che mi porterò fin nella tomba."

mercoledì 12 febbraio 2014

Mordecai Richler, La versione di Barney

Mordecai Richler
La versione di Barney
(1997)


* * * * * /5

  Dopo una giornata intensa, ho ripreso tra le mani questo libro (finito di leggere qualche ora fa) e ho sorriso. Non importa quanto stressata tu possa essere, c'è sempre tempo - seppur minimo - per dedicarsi a ciò che ci anima. Lo sguardo di Mordecai Richler, incorniciato in copertina, era lì ad aspettarmi, come a dire "quando hai finito con le tue inutili seppur doverose faccende, io sono qui". 
   A noi due allora, Mordecai. Mi hai lasciata senza parole, sei stato in grado di catturare il mio interesse fino all'ultima riga dell'ultima pagina dell'ultimo capitolo, curiosa di giungere alla fine e, allo stesso tempo, già pentita di aver terminato la lettura in poco tempo. Ma come dovevo comportarmi con te? Mi hai fatto leggere a pranzo, nei minuti tra il contorno e il caffè, mi hai fatto sorridere a tavola come una mentecatta mentre raccontavi del primo appuntamento tra Barney e Miriam, mi hai lasciato senza fiato, in una sorta di estati letteraria. Per non parlare di Barney, quel mattacchione smemorato che all'inizio mi dava quasi sui nervi. Eh sì, perché non è facile stare dietro ai suoi ricordi: a settant'anni ormai la memoria gioca brutti scherzi, senza contare che a lui piace modificare un po' la realtà, o sbaglio? Tu dovresti saperlo bene: Barney non sei un po' anche tu, Mordecai? Non siete entrambi canadesi, ebrei, studenti scapestrati non ammessi alla Mc Gill University? Non sei stato anche tu a Parigi, come lui, per realizzare il tuo sogno di diventare uno scrittore (complimenti comunque, ci sei riuscito a pieno titolo)? E non hai lavorato anche tu per la tv? Non ami fumare i Montecristo e bere whisky? Non fraintendermi, so perfettamente che non è un'autobiografia, ma ammetterai che hai molte cose in comune con Barney, a parte il fatto che tu non sei un assassino (ammesso che lui lo sia).
Te lo vuoi sentir dire? Ok. Il tuo romanzo è sensazionale. Eccellente. Fenomenale.  Dallo stile alla struttura, dalla costruzione della storia a quella dei personaggi. Perfetto. Ora lasciami spiegare ai miei lettori (eh sì, qualcuno ce l'ho anch'io), perché lo è... 


lunedì 10 febbraio 2014

Isabel C. Alley, Il Fascino dell'Oscurità | Anteprima

    Buongiorno a tutti!

   Oggi vorrei segnalarvi una prossima uscita, "Il Fascino dell'Oscurità", di Isabel C. Alley. Si tratta del secondo libro della saga "I Diari di Isabel", del genere paranormal romanceDopo "Il Diario di Isabel" (del dicembre 2012), primo della serie, e "Come into my Wonderland", spin-off su uno dei personaggi (dell'aprile 2013), ecco il seguito, disponibile dal 12 febbraio
   Se volete farvi un'idea della saga, trovate il primo volume sia in versione cartacea che in e-book, mentre il secondo in e-book gratuito. In attesa di leggerlo e dirvi cosa ne penso, conosciamo insieme la trama e l'autrice...


Scheda libro

Titolo: Il Fascino dell’Oscurità (I Diari di Isabel #2)
Autore: Isabel C. Alley
Genere: Paranormal romance
Data di pubblicazione: 12 febbraio 2014
Pagine: 360 ca.
Prezzo ebook: € 2,99
Prezzo cartaceo: presto disponibile
Editore: Self Publishing


“Stephan è riuscito a plasmare ciò che sono ora: un'arma efficace al servizio dell’equilibrio tra la razza umana e quella vampirica. Quello che però lui mi ha insegnato, oltre ai modi migliori per rendere cenere il corpo di un non-morto, è come fare i conti con un cuore spezzato.”

martedì 4 febbraio 2014

Impariamo l'italiano | La parola del giorno

  Cianciare, salamelecco, disdoro, suggere, rantolare... Siete così sicuri di conoscere l'italiano? Perché non andare alla scoperta delle innumerevoli parole della nostra ricca lingua? A volte siamo così convinti di sapere il significato di un termine, di non sforzarci di cercarlo; ma, quando ci capita di doverlo spiegare, non ne siamo in grado.
   Ho pensato di dedicare un po' d'attenzione all'argomento, soffermandomi su alcune parole che di volta in volta trovo leggendo, riscrivendo la frase dalla quale l'ho estrapolata, citandone il libro e spiegandone ovviamente il significato. 
    Se ne avete voglia, troverete i post de "La parola del giorno" sulla pagina facebook Papers - Books blog.

domenica 2 febbraio 2014

Romain Gary, La vita davanti a sé

Romain Gary,
La vita davanti a sé
1977
****/5

   Una storia in bianco e nero, come la copertina, come le immagini che ho scelto per accompagnare alcune delle frasi (frasi dai libri#3); una storia che ha del bianco e nero la malinconia, nella sua amara dolcezza: "La vita davanti a sé" è un romanzo che descrive l'amore per la vita a partire dal degrado, perché sarebbe troppo semplice amare la vita se questa fosse senza ombre. 
     Momò, diminutivo di Mohammed, è un bambino arabo che guarda l'ambiente disincantato in cui vive con i suoi grandi occhi neri, disillusi anch'essi, trasmettendo al lettore il suo attaccamento alla vita, che si fa quindi più significativo. Insieme ad altri bambini, sta al sesto piano di un palazzo, nel quartiere parigino di Belville, nell'appartamento di Madame Rosa, un'ex-prostituta ormai anziana, che si occupa dei figli delle puttane. Nessuno lo viene mai a trovare, non conosce sua madre, e forse è per questo motivo che si lega più degli altri a Madame Rosa, ebrea scampata alla persecuzione nazista. 
    Ci troviamo nel dopoguerra, in una Parigi multietnica, dove sono proprio le persone culturalmente diverse tra loro ad unirsi in uno spirito di fratellanza e complicità, che tacitamente denuncia la teoria antisemitica che ancora incombe nei freschi ricordi. Il piccolo protagonista - che poi tanto piccolo forse non è, non essendo sicuro di avere dieci anni - ci racconta l'abitudine dell'anziana donna di conservare un ritratto di Hitler sotto il letto e di tirarlo fuori quando è triste per sentirsi subito sollevata.
    L'arabo Momò e l'ebrea Madame Rosa, il bambino e l'anziana, si stringono in un metaforico abbraccio che permette loro di superare la solitudine. Insieme all'amico Arthur, un ombrello chiuso che ha decorato, Madame Rosa è la sua famiglia. Il desiderio dell'autore di dipingere una realtà variegata si fa ancora più evidente nell'introduzione di altri personaggi, tra i quali Madame Lola, un ex pugile ora prostituta, che vive nella stessa palazzina e aiuta i vicini. 
     "Si può vivere senza amore?", chiede Momò al signor Hamil e, al di là della sua risposta, sarà lui stesso a capire se è possibile o no, quando la salute di Madame Rosa peggiora e i suoi momenti di lucidità si fanno sporadici. Sarà lui a proteggerla dalla verità, a truccarla come piace a lei, a conservare quel corpo stanco...
    Il linguaggio è essenziale, immediato, privo di fronzoli, in grado di catturare la realtà così com'è, senza giri di parole, offrendo una prospettiva del tutto dislocata rispetto a quella abituale. Il punto di vista del piccolo Momò è di una crudezza innocente che evidenzia un'umanità disarmante. 


sabato 1 febbraio 2014

Frasi dai libri#3: La vita davanti a sé

"Si può vivere senza amore?"


Io credo che sono gli ingiusti quelli che dormono meglio, perché se ne fregano, mentre i giusti non possono chiudere occhio e si fanno il sangue marcio per tutto.


Siamo tutti uguali quando siamo nella merda.


Non c'è bisogno di motivi per aver paura.



I ragazzi che si bucano diventano tutti abituati alla felicità e questa è una cosa che non perdona, dato che la felicità è nota per la sua scarsità.


Ma io non ci tengo tanto ad essere felice, preferisco ancora la vita. La felicità è una bella schifezza e una carogna e bisognerebbe insegnarle a vivere.


Madame Rosa dice che la vita può essere molto bella ma che non è stata ancora veramente scoperta e che intanto bisogna pur vivere.


"Sono mostruosa, lo so benissimo".
"Madame Rosa, è solo perché non assomigliate agli altri".