sabato 20 dicembre 2014


Le prime luci ad illuminare le vetrine dei negozi e a stendersi sulla città come una ragnatela di comete immobili a ricordarci che un nuovo Natale si avvicina, offuscato dagli occhi stanchi di chi non ha tempo di fermarsi, soffermarsi su ciò che lo circonda. Un Natale veloce, che prorompe e sparisce, un'atmosfera un po' forzata, seppur sempre magica, che si azzera in un tempo talmente rapido da annientarlo. Un tempo senza tempo, che perde la concezione del movimento per quanto sfrecci, come uno pneumatico che ruota talmente veloce da sembrare immobile. Il tempo è questa ruota che si muove inesorabilmente ma sembra rimanere sempre allo stesso posto, tanto da annullare il movimento, tanto da annullare il tempo stesso. E il Natale è una scintilla, un riflesso di luce sul cerchione, che col passare degli anni si annerisce un po' dal fumo delle altre macchine, eppure ciò significa che l'auto ha camminato tanto e di ciò non c'è che esserne orgogliosi. Poi, la sera, il tempo si ferma, giusto un attimo per farti osservare il paesaggio dal finestrino, ed ecco che ammiri quelle luci, ed ecco che sorridi incantata ai colori della notte. 
Per me il Natale non è niente, è un ricordo, è un sogno, una magia, qualcosa che osservi da un finestrino, qualcosa che c'è anche se tu non vuoi, qualcosa che se non c'è ti manca. Natale, per me, è famiglia, sono le voci che ti circondano ogni giorno e che si confondono tra loro senza quasi ascoltarle ed è quel silenzio che ascolti quando loro non ci sono. Per me il Natale è credere, credere negli incanti fanciullini. Perché ciò che importa di più, è proprio questo: credere. Che sia un Dio, che sia Babbo Natale, lo pneumatico oltre a girare avanza realmente solo se tu credi. Credere in un sogno, un'ambizione, un futuro, l'amore; credere in un sì, in un no, credere di non credere. Ma credere. E questo Natale che non sento per niente e che sento proprio per colpa della sua assenza, lo voglio trascorrere così, nella consapevolezza, nella bellezza, del credere. 
Con un sorriso sullo labbra e tanta pace nel cuore, in questa sera immobile, non posso che augurare a tutti di non smettere mai di crederci!


"Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade..."
(Natale, Ungaretti)

venerdì 5 dicembre 2014

Jojo Moyes, Io prima di te

Titolo: Io prima di te
Titolo originale: Me before you
Autrice: Jojo Moyes
Anno: 2013
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 390


Avete presente quei libri che non leggereste mai? Quelli che da un giorno all'altro saltano fuori dagli scaffali delle librerie o nei supermercati ma che snobbi alla grande mentre afferri un Orwell o un Calvino? Quei libri che, se non fosse stato per qualcuno o per un caso fortuito, non avreste mai letto ma che, dopo averlo fatto, vi rendete conto di quanto a volte ci carichiamo di pesantezza e non siamo più un grado di leggere qualcosa solo per il piacere di farlo. "Io prima di te" è uno di quelli. Uno di quei libri che mi ha fatto ricordare il piacere della leggerezza, di quella splendida leggerezza che si abbonda spesso crescendo, sepolta dalla nostra seriosità. Per farla breve, a me questo romanzo ha ricordato com'è che si sognava con i libri.

Trama
Louisa Clark è una ragazza di 26 anni, che vive con i suoi genitori e la sorella più piccola Treena, mamma del piccolo Thomas. Lavora come cameriera e trascorre il tempo libero guardando la TV o seguendo gli allenamenti esagerati del fidanzato Patrick, ormai in fissa con l'attività fisica. Perso il lavoro dopo la chiusura del bar, trova un impiego come assistente di un tetraplegico, che ben presto scopre essere un ragazzo di trentacinque anni ridotto in carrozzella dopo un incidente. Difficile immaginarlo un po' per tutti, ma l'uomo costretto ad una vita immobile, non è un anziano, ma un ragazzo, oltretutto attraente. 
Dinamico, colto, curioso...il Will di un tempo - questo il nome del ragazzo - è ormai cambiato (insieme al suo fisico) diventando taciturno, scontroso e sarcastico. Lou inizia un'esperienza che non è solo lavorativa, ma formativa: nella dimora della famiglia Trainor, conosce una realtà ben diversa dalla sua, fatta di problemi seri e sentimenti nuovi, ma soprattutto conosce pian piano una nuova se stessa... 

sabato 8 novembre 2014

Grossman, Che tu sia per me il coltello

Se non ci penso, lo annullo e questa sera, almeno per me, non esiste. Sopraffatta dalla mole di pensieri che occupano il tempo ancor prima che sia vissuto, li ho sentiti or ora dileguarsi nella mia mente e rendermi la vista più leggera, ritagliandomi finalmente questo spazio strappato al cielo di carta del giorno. Respiro. E butto via quello che ho da dire, prima di tornare a considerare il movimento delle lancette. 

Che tu sia per me il coltello - David Grossman

Quello che ho da dire riguarda il romanzo "Che tu sia per me il coltello" di David Grossman, di un "viaggio immaginario" intrapreso dal narratore con una "persona reale". Immaginazione e realtà, spirito e concretezza sono i cardini intorno ai quali si srotola pian piano la vita dei protagonisti: Yair e Myriam. Sin dall'epigrafe iniziale si sottolineano le due parole chiave dell'intero testo: parola e corpo. Siamo abituati a considerare le parole come mezzo per descrivere la concretezza; Grossman invece inverte i poli, partendo dalla parola stessa per poter giungere poi al corpo (non è questa, forse, la scrittura?).

sabato 18 ottobre 2014

Incipit #8: Il giovane Holden

"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d'infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto - chi lo nega - ma anche maledettamente suscettibili. D'altronde non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella. Vi racconterò soltanto le cose da matti che mi sono capitate verso Natale, prima di ridurmi così a terra da dovermene venire qui a grattarmi la pancia."

J.D. Salinger, Il giovane Holden

La copertina bianca, spoglia di immagini e parole. Neanche la trama o le informazioni biografiche. Si presenta così "Il giovane Holden", per volere del suo autore, J.D. Salinger, che voleva il suo romanzo fosse scelto solo ed esclusivamente per il contenuto. Dal momento che è impossibile giudicare un libro dal contenuto senza prima averlo letto, quella di Salinger diventa una provocazione, un gesto anticonformista dal valore concettuale

Anticipatore della Beat Generation, il romanzo ebbe sin da subito un enorme successo. La storia è raccontata in prima persona dal sedicenne Holden Caulfield e si svolge in un solo fine settimana. In viaggio verso casa, dopo l'espulsione da scuola, il protagonista incontra vecchie amicizie e varie conoscenze, in un girovagare sconclusionato che mette in evidenza i lati più oscuri di una grande città come New York e, allo stesso tempo, della vita in generale.

Parte delle esperienze raccontate si ispirano alla vita stessa dell'autore che, dopo la pubblicazione del romanzo, nel 1951, fuggì le luci dei proiettori che si erano alzate su di lui e si ritirò dalla scena pubblica per condurre una vita all'insegna della riservatezza. Non smise mai di scrivere, sebbene decise di non dare alle stampe le sue opere.

Il titolo italiano è stato scelto riprendendo il nome del protagonista-narratore, dopo svariate riflessioni. Era, di fatti, impossibile tradurre letteralmente il titolo originale, The Catcher in the Rye, che significa "colui che prende nel campo di segale". Il suo significato può essere compreso solo se considerato il contesto dal quale è estrapolato: all'interno del romanzo si fa riferimento alla canzone di Robert Burns, Comin' Through the Rye: l'immagine evocata è quella dei bambini che corrono felici nel campo di segale, inconsapevoli della presenza di un burrone alla fine del campo - come a dire che la minaccia del pericolo incombe sempre sulla felicità. Alla domanda della sorellina su cosa voglia fare da grande, Holden risponde che vorrebbe essere colui che afferra quei bambini prima che precipitino nel burrone. Ora è tutto più chiaro: Holden coltiva un sogno di speranza, che è quella di preservare un'innocenza che non può essere eterna.

Ovviamente, lo consiglio. Si tratta di un libro che ho letto quando avevo sedici anni, come il protagonista, e che sicuramente rileggerò per scoprire il suo nuovo effetto sulla me cresciuta.

Catcher in the sky, l'album di Francesco De Gregori
che riprende il titolo del romanzo di J.D.Salinger
The Catcher in the Rye

venerdì 17 ottobre 2014

Solstice - L'incantesimo d'inverno

La sera scorre tra parole e schermo del computer, un po' di musica che va e viene e le lenzuola invase dalla carta. In quest'atmosfera, che ti fa sentire finalmente il tempo tra le mani, ne approfitto per dedicarmi al blog. 
Prima di tutto, vi segnalo il romanzo di una scrittrice emergente, dal titolo "L'incantesimo d'Inverno". Qui troverete tutte le informazioni al riguardo!

Titolo: Solstice – L’incantesimo d’Inverno
Autore: C. E. A Bennet
Editore: Self publishing da piattaforma Narcissus
Anno di pubblicazione: 2014
Formato: e-book
Pagine: 641 (PDF formato A5)
Genere: Fantasy – Romance – Young adults
Prezzo di copertina: 3.99 euro

Trama
Emma ha quasi sedici anni e due sorelle, Eileen e Constance. Vivono a Saint Claire, tranquilla cittadina del Connecticut, insieme alla madre, Kate, e a Miranda, la misteriosa donna comparsa nelle loro vite da quando il padre le ha abbandonate. 
Le Hataway non sono donne normali, bensì streghe costrette a tenere nascosta la loro natura e i loro poteri per rispettare le leggi dei Custodi, ai quali devono obbedienza. Leggi che Emma ha infranto quando era solo una bambina, ma per una buona causa: aiutare quelli che sarebbero diventati i suoi migliori amici, Sam e Alec. I tre sono inseparabili, anche se, diventati adolescenti, Emma sarà costretta a nascondere proprio a loro il segreto che più le sta a cuore. 
Non è l’unica a mentire alle persone che ama. Cosa nascondono Kate e Miranda? Quali sono i terribili segreti seppelliti nel loro passato? Perché il padre è scomparso all’improvviso senza lasciare traccia?
Alec Stevens ha sedici anni e molte domande. A volte ha la sensazione che la sua migliore amica Emma conosca tutte le risposte. Emma. Cosa lo lega così indissolubilmente a lei e allo stesso tempo la rende irraggiungibile? Che cosa nasconde? Nel tentativo di svelare e nascondere i segreti che li circondano, Alec ed Emma, non si accorgono che qualcuno si muove e li osserva nell’ombra, in attesa che arrivi il momento di mettere in atto la sua vendetta.

La storia, raccontata in prima persona da Emma e completata da Alec, inizia con due episodi dell’infanzia dei protagonisti, destinati a cambiare per sempre le loro vite. Dopo un salto di quasi dieci anni ritroveremo Emma e Alec alle prese con un sentimento molto umano, un passato famigliare turbolento e dei poteri da gestire, che non sempre facilitano le cose, anzi...
Una storia d’amore, di amicizia e di legami famigliari burrascosi, ma profondi. Con un pizzico di magia.

Sull'autrice
C.E. A Bennet, laureata in Giornalismo, è nata e cresciuta a Verona. Attualmente vive a Bologna, dove lavora come copy e addetta stampa. L’incantesimo d’Inverno è il suo romanzo d’esordio, nonché il primo capitolo della saga Solstice.
Ah già. Le piacciono i treni.

- Dove acquistare -

Solstice – L’incantesimo d’Inverno è acquistabile in tutte le maggiori librerie online, da Kindle Store di Amazon ad iBooks Store di Apple, Nokia Reading e molti altri ebook store nazionali (IBS, Feltrinelli, UltimaBooks ecc…).

martedì 7 ottobre 2014

Incipit #7: Che tu sia per me il coltello

3 aprile

Myriam,
   tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni che ci provo, ma adesso mi sono arreso.
   Ti ho vista l'altro ieri al raduno del liceo. Tu non mi hai notato, stavo in disparte, forse non potevi vedermi. Qualcuno ha pronunciato il tuo nome e alcuni ragazzi ti hanno chiamato "professoressa". Eri con un uomo alto, probabilmente tuo marito. È tutto quello che so di te, ed è forse già troppo. Non spaventarti, non voglio incontrarti e interferire nella tua vita. Vorrei piuttosto che tu accettassi di ricevere lettere da me. Insomma, vorrei poterti raccontare di me (ogni tanto) scrivendo. Non che la mia vita sia così interessante (non lo è, e non mi lamento), ma mi piacerebbe darti qualcosa che altrimenti non saprei a chi dare. Intendo qualcosa che non immaginavo si potesse dare ad un estraneo. Inutile dire che questo non comporta obblighi da parte tua, non devi far nulla (sono quasi certo che non mi risponderai). Ma se, malgrado tutto, un giorno vorrai farmi sapere che leggi le mie lettere troverai sulla busta il numero della casella postale che ho affittato questa mattina e che è destinata solo a te.
   Se mi devio spiegare, allora è tutto inutile: non sentirti in dovere di rispondere, probabilmente mi sono sbagliato sul tuo conto. Ma se sei tu quella che ho visto stringersi nelle braccia con una cauto sorriso, credo che capirai.

Yair W.

venerdì 12 settembre 2014

William Golding, Il Signore delle Mosche

Titolo originale: Lord of the Flies
Anno: 1954
Autore: William Golding (Premio Nobel per la Letteratura)

Un ragazzino su un'isola deserta cammina esplorandola: par proprio di vedere il suo caschetto biondo agitarsi da una parte all'altra. Poco dopo, un altro ragazzino, un po' grassottello, gli si accoda, cercando un po' di considerazione. Sono Ralph e Piggy - soprannome dal quale non sfugge neanche nel nuovo contesto, estraneo a quello scolastico - , smarriti sulla spiaggia, ai quali pian piano si aggrega un numero indefinito di altri bambini. Dopo aver trovato una conchiglia bianca, Ralph vi suona dentro con tutto il fiato che ha, producendo un suono che richiama tutti coloro che si trovano sulla stessa isola. 
   Qualche vago riferimento ad un aereo precipitato fa capire che dei grandi nessuno è sopravvissuto e che questi ragazzini sono soli: devono imparare a cavarsela cercando di agire come farebbero i loro genitori. Poco importa di ciò che è successo prima, l'autore ci descrive ciò che accade adesso: come un gruppo di ragazzini inglesi cercano di organizzarsi in una nuova società e collaborare rispettando i canoni civili con i quali sono nati. 
   Ce la faranno?

domenica 7 settembre 2014

Premi Nobel italiani per la Letteratura

Il Premio Nobel, ideato dallo svedese Alfred Nobel - inventore della dinamite -, è stato assegnato per la prima volta nel 1901. Tra le cinque categorie previste (oltre a Pace, Chimica, Fisica e Medicina), vi è l'onorificenza dedicata alla letteratura. Vi siete mai chiesti chi sono gli scrittori italiani ad averlo vinto? Sono (solo) in sei. Eccoli qui, in ordine cronologico:


1906 - Giosué Carducci



1926 - Grazia Deledda


1934 - Luigi Pirandello


1959 - Salvatore Quasimodo


1975 - Eugenio Montale


1997 - Dario Fo

Il nome del vincitore viene reso pubblico ogni anno a ottobre (ci siamo quasi...), anche se la premiazione ufficiale avviene a dicembre. Curiosi di sapere a chi spetterà quest'anno, vi informerò presto dei vincitori delle altre nazionalità: prossimo post, gli scrittori inglesi, di numero ben più copioso...

lunedì 1 settembre 2014

W. Faulkner, L'urlo e il furore

Titolo originale: The Sound and the Fury
Autore: William Faulkner
Anno: 1929

Breve presentazione. Diviso in quattro parti, "L'urlo e il furore" è la narrazione variegata e sperimentale (secondo le tecniche diffusesi nel corso del Novecento) di una famiglia del Sud degli Stati Uniti, ormai economicamente in declino. Pubblicato nel 1929, il libro raccoglie tre monologhi di tre dei quattro figli della famiglia Compson, ognuno dei quali offre una propria porzione di realtà, esprimendosi con un linguaggio e uno stile che ne rispecchiano il carattere e le caratteristiche, dando modo all'autore di spaziare dal flusso di coscienza ad un uno stile più tradizionale, da un uso simbolico delle immagini ad una elaborazione delle frasi più articolata. 
   La quarta e ultima parte si differenzia dai monologhi; si tratta di una narrazione in terza persona che si concentra su una famiglia nera che lavora per i Compson. Nelle attuali edizioni, a chiudere il libro, c'è anche un'appendice (intitolata "I Compson: 1699-1945"), che spiega il ruolo di ciascun membro della famiglia a partire dalla prima generazione e accenna alle caratteristiche dei personaggi di colore a stretto contatto con loro; un'appendice che fu introdotta successivamente e che venne posta all'inizio del libro (mentre oggi la leggiamo alla fine, proprio perché considerata da Faulkner un'interpretazione finale di tutta l'opera).

Considerazioni personali. Mmm... All'inizio ero un po' titubante. Dopo che il libro mi ha scelto dallo scaffale della mia libreria - dopo anni era arrivato il suo (o il mio?) momento - mi sono inoltrata in una lettura un po' incerta, catapultata in un'odissea di personaggi, nomi e dialoghi introdotti senza premesse. Ho pensato subito che la sensazione di disordine indissolubile che mi aveva invasa mi avrebbe accompagnato per tutto il romanzo, rendendomelo sempre meno interessante. E invece... e invece no. Pagina dopo pagina, sono entrata in quelle stesse voci che prima mi sembravano distanti e mi sono immersa nelle situazioni dei personaggi come se fossi tra loro e potessi sentirli parlare o vederli muoversi intorno a me. Più di tutto, però, leggendo la prima parte, mi ha pervaso un alone di candore e dolcezza intraducibile, che mi faceva venir voglia di abbracciare il narratore e, non potendolo fare, quasi di tenere con più affetto il libro tra le braccia. A lettura terminata, non posso che considerarlo uno spettacolare esempio di maestria letteraria sotto ogni punto di vista, nonostante sia convinta che il libro abbia da dire ancora molto rispetto a ciò che fino ad ora ho percepito.

giovedì 21 agosto 2014

Parole di carta torna a settembre!

Settembre, andiamo...è tempo di ripartire! Dopo un'estate che ci è passata davanti come un treno in stazione dopo che hai corso per cercare di prenderlo sapendo di aggirarti intorno all'ora della partenza ma sperando comunque in qualche secondo in più, le energie per dedicarsi al meglio agli impegni settembrini non mancano! Ancora una decina di giorni e Parole di carta tornerà in onda per il consueto appuntamento settimanale su Agorà Televisione
   Vi anticipo già che la puntata sarà organizzata diversamente rispetto alla scorsa stagione e ci saranno delle rubriche fisse dedicate alle curiosità, non solo letterarie, ma anche della nostra lingua. Perché si dice "le finestre a vasistas"? Come si pronuncia "unisono"? Familiare o famigliare? Oltre a chiarire questi ed altri dubbi, non mancheranno ovviamente i libri, tra recensioni e consigli di lettura, con puntate dedicate alla letteratura italiana, straniera e - novità - anche dell'infanzia! Avrò il piacere di avere come ospiti co-conduttori o scrittori emergenti, desiderosi di condividere le loro pubblicazioni e la loro esperienza. Tutto questo ed altro ancora ogni mercoledì, a partire dalle ore 18:00 sui canali del digitale terrestre 119 (Abruzzo), 115 (Molise) o direttamente sul sito


   Per rimanere aggiornati sulla programmazione e conoscere il contenuto della puntata anche quando non riuscite a vederla, è nata la pagina facebook:



giovedì 14 agosto 2014

La parola del giorno: BERCIARE

" - Con due negri adulti, dovete portarlo qui a berciare? - disse la mamma. - Lo fate apposta, a farlo arrabbiare, perché sapere che sto male."
(L'urlo e il furore, W. Faulkner)

Significato: gridare, urlare sguaiatamente.

martedì 12 agosto 2014

E.M. Forster, Camera con vista

Scena del film "Camera con vista" (1985)
 di James Ivory tratto dall'omonimo romanzo.
Dov'è ambientato il romanzo di Forster "Camera con vista"? Questa è stata una delle domande presente quest'anno nel test preselettivo del TFA in Lingua e civiltà inglese. La risposta giusta era "parte in Italia e parte in Inghilterra". 
   Pubblicato nel 1908, "Camera con vista" (in lingua originale, A room with a view) è tra le opere più popolari dell'autore - forse perché di più facile lettura -, oltre a Passaggio in India, Maurice e Casa Howard. Molte delle ambientazioni ritratte da Forster nascono da viaggi realmente compiuti, durante i quali ebbe modo di scoprire la sua vocazione di scrittore. Dalla sua conoscenza diretta dell'Italia, ad esempio, nacque lo scenario italiano di "Camera con vista", che si apre a Firenze, precisamente nella pensione Bertolini, dove diversi turisti inglesi ricreano perfettamente la società britannica
   Tra gli ospiti della pensione c'è Lucy Honeychurch, in vacanza con la cugina Charlotte Bartlett, e una strana coppia, schivata un po' da tutti, Mr Emerson e il figlio George. Il narratore esterno introduce sin da subito quelli che saranno i protagonisti del racconto, descrivendo il loro incontro: mentre la cugina si lamenta con Lucy della stanza, data loro senza vista nonostante le fosse stata promessa, il vecchio Emerson interviene per proporre uno scambio di camere.    
   Dopo un primo rifiuto, dovuto più che altro alle convenzioni, Miss Bartlett e la cugina accettano la proposta degli Emerson. Questi, che le convenzioni le rinnegano, vengono esclusi dalla cerchia di turisti inglesi e considerati da tutti piuttosto strani. Lucy, al contrario, mostra una certa simpatia nei loro confronti, stringendo un tacito e inconsapevole legame affettivo col giovane George. Quando il legame si fa più forte e quindi pericoloso e quindi equivocabile, Lucy e la cugina si rifugiano a Roma, ma nulla viene descritto di ciò che vi accade, tutto quello che doveva accadere ha già avuto luogo nella magica Firenze.

La parola del giorno: GARRULO

"Parlò del carattere degli italiani e, con fare quasi garrulo, dell'incidente che solo cinque minuti prima le aveva procurato uno svenimento."
(Camera con vista, E.M. Forster)

Significato: loquace, rumoroso, chiassoso.

Frasi dai libri #6: Camera con vista

C'è abbastanza dolore, a questo mondo, senza inventarne dell'altro.



C'è a volte un che di magico, nella posizione identica di due corpi.



Era come una delle donne di Leonardo da Vinci, che amiamo non per se stesse ma per le cose che rifiutano di rivelarci.



Aver dei segreti è una cosa che presenta questo inconveniente: si perde il senso delle proporzioni, e non si riesce più a capire se la cosa da mantenere segreta è importante o no.



Esiste solo una certa quantità di altruismo, proprio come esiste solo una certa quantità di luce. Dovunque ci mettiamo, noi proiettiamo un'ombra su qualcosa ed è inutile spostarci continuamente da un posto all'altro per salvare le situazioni. Perché l'ombra ci segue. Bisogna scegliere un posto dove non si fa molto male, e restarci, ben saldi alla luce del sole.




giovedì 24 luglio 2014

Simone de Beauvoir, Una donna spezzata

Titolo originale: Une femme rompue
1967

Tre storie, tre donne, tre racconti che danno ampio respiro a tutte le donne in generale e che, allo stesso tempo, mettono in luce l'intimità della donna in particolare. In una visione pirandelliana dell'"uno, nessuno, centomila" i tre racconti che compongono "Una donna spezzata" sono riuniti, non solo dal titolo, ma dall'idea che giace alla base del libro: quella di una donna, di tutte le donne che affrontano una lotta continua con se stesse e a volte, in certi atteggiamenti, anche contro se stesse.

Una donna spezzata
   A dare il titolo all'intero libro è il primo racconto, sotto forma di diario personale, scritto da Monique durante un periodo di crisi coniugale. Da settembre a marzo, il lettore entra nelle giornate e nei sentimenti della narratrice-protagonista, assaporando con lei il lungo inverno di una lacerazione interiore. Sentiamo quasi lo scricchiolio di questa donna che si piega, che si incrina, barcollando tra la tentazione di lasciarsi andare e la voglia di resistere.
   Il suo nome compare poche volte, proprio perché si tratta di un diario intimo. Monique inizia ad appuntare i suoi stati d'animo per sfuggire alla solitudine e per preservare la verità nella quale si era sempre consolata, quando si accorge che qualcosa nella sua stabilità sta cambiando. Poco dopo, in effetti, scopre il vero motivo di quella sensazione di cambiamento: il tradimento del marito con la bella Noëllie, donna in carriera così diversa da lei. Aggrappata al passato e all'illusione che il tempo non passi e quindi non trasformi le cose, Monique accetta passivamente la situazione, lasciando che il marito continui a vedere l'altra donna, nella speranza che la fiamma si spenga presto. 
   Il diario è testimonianza dell'adulterio in tutti i suoi passaggi, dal taciuto sospetto alla verità sconvolgente, attraverso le illusioni e le trascuratezze della protagonista. In quelle pagine si legge il modo in cui Monique incassa questo colpo così duro, soprattutto per lei, una donna "autentica" come la definiva il marito, che con dolcezza e premura si è sempre dedicata agli altri incondizionatamente. Nulla sappiamo della verità, perché il punto di vista degli altri è assente; conosciamo Monique e la sua vita solo attraverso le sue parole e la sua rappresentazione dei fatti. 
   Il tradimento è una frusta che apre la carne, che ti spezza, perché spezza con te tutte le certezze che hai sempre avuto non solo nell'altra persona, ma ancor di più su te stessa. Il tradimento del marito non è è poi così importante, quanto il tradimento che lei subisce dalla vita: una vita che lei si è costruita nel candore familiare crolla quando il velo dell'illusione scivola via rivelando una realtà diversa, che non necessariamente è quella vera, ma che è altrettanto plausibile e che mette in gioco non solo il suo presente ma anche l'intero passato: la crisi coniugale forse non è poi così recente, ma risale a molti anni addietro, e le figlie? Forse le loro scelte sono state solo una conseguenza del rapporto con la madre, o forse, peggio ancora, non lo sono state affatto e l'importanza che lei pensava di avere viene ridimensionata. 

mercoledì 23 luglio 2014

Richard Yates, Revolutionary Road


 Primo romanzo di Richard Yates, acclamato positivamente dalla critica sin da subito, ma successivamente accantonato, "Revolutionary Road" è un'opera che è stata riscoperta negli ultimi anni. Testimonianza ne è l'interpretazione cinematografica di Sam Mendes, del 2008, che ha portato sullo schermo Frank e April Wheeler, interpretati rispettivamente da Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, tornati a recitare insieme a dieci anni di distanza dal successo di "Titanic".

   Il romanzo racconta le vicende di una coppia americana durante gli anni '50, apparentemente felice, ma che nasconde in realtà una forte tensione: entrambi i coniugi vivono imprigionati dai doveri della famiglia, recitando dei ruoli prestabiliti. Qualsiasi elemento di disturbo o differenza potrebbe mandare in frantumi il sottile equilibrio. 
    L'America degli anni '50 non è più quella di qualche decennio prima: terra ambita, ricca di sogni realizzabili e speranze concrete; il sogno americano è ormai sgretolato, tanto che la giovane coppia tenta di dare una svolta anticonformista alle loro esistenze decidendo di trasferirsi oltreoceano, precisamente a Parigi, simbolo di giovinezza e speranza. Quello che l'America era prima per l'Europa, adesso lo è Parigi per l'America.
   Ad intralciare il progetto di trasferirsi è la promozione lavorativa di Frank e la gravidanza di April: motivi che rafforzano le titubanze del marito e che vengono usati come valido pretesto per rinunciare o almeno per posticipare la partenza. Nel frattempo, l'inquietudine e l'insoddisfazione di April aumentano, tra litigi e contrasti, in una famiglia sempre più spaccata tra il desiderio di equilibrio e stabilità e la voglia di uscire fuori dagli schemi e fuggire dalla routine.

Frasi dai libri #5: Una donna spezzata


Io non potrei vivere senza scrivere. [...] Da bambina, da ragazza, i libri mi hanno salvata dalla disperazione; per questo mi sono persuasa che la cultura sia il valore più alto, e non riesco a considerare questa convinzione con occhio critico".



E' così stancante detestare uno che si ama.




Che cos'è un adulto? Un bambino gonfio d'età.





Le frasi di 
Simone de Beauvoir

La parola del giorno #4: ADAMANTINO/A

"Chiari di luna e tramonti, odore di primavera bagnata, di catrame caldo, barlumi, stagioni, ho conosciuto momenti di splendente purezza adamantina, ma sempre senza averli sollecitati".
(Una donna spezzata, Simone de Beauvoir)

Significato: saldo, resistente, splendente come il diamante.

sabato 12 luglio 2014

"I fili della vita": concorso di poesia, disegno e fotografia

Scrivi, disegni, scatti fotografie? Partecipa! "I fili della vita... Raccontiamo Cupello" è un concorso artistico diviso in tre sezioni: POESIA, DISEGNO e FOTOGRAFIA

Gratuito e aperto a tutti, senza alcun limite di forma o restrizione alla fantasia, l'unico criterio è l'attinenza contenutistica: il tema deve avere almeno qualche legame con CupelloOltre alla soddisfazione di contribuire con la propria partecipazione ad un'iniziativa culturale che merita di essere valorizzata, al vincitore spetta anche un premio in denaro

Avete tempo fino al 23 agosto per presentare o inviare le vostre creazioni all'indirizzo che trovate sul bando. 

Leggi e/o scarica 
il bando:


sabato 5 luglio 2014

Film tratti dai libri [parte 1]

In seguito alla puntata di Parole di carta, su Agorà Televisione, in compagnia di Stefano Troilo, e prima di un nuovo appuntamento dedicato all'argomento, ecco in breve le informazioni su (alcuni) film tratti dai libri.

Forrest Gump (1994). Il capolavoro di Robert Zemeckis, vincitore di 7 statuette, è un raro esempio di film che supera il libro. Pochi sanno, infatti, che si ispira al romanzo omonimo di Winston Groom (1986). 

La versione di Barney (2010) è l'interpretazione cinematografica del romanzo di Mordecai Richler (1997), uno dei libri più sorprendenti che letto recentemente e che consiglio vivamente!

Il grande Gatsby (2013). Recentissimo film tratto dalla celebre opera di F.S. Fitzgerald (1925), incentrato sulla figura del misterioso Gatsby, un uomo che si è creato da sé - a partire dal nome - per (ri)conquistare una donna, convinto di poter combattere i cambiamenti dovuti al tempo. Ma il tempo passa, trascinando con sé l'ultimo spiraglio dei "roaring twenties" e del sogno americano.

Il ritratto di Dorian Gray (2009). Il capolavoro di Oscar Wilde del 1890 non poteva che avere più versioni cinematografiche. La più recente è di qualche anno fa, che, nonostante le differenze evidenti con il libro, riesce a trasmettere il concetto di "estetismo" caro all'autore inglese.

La ragazza di Bube (1963) è il film di Comencini, interpretato da Claudia Cardinale, tratto dal romanzo di Carlo Cassola, il quale, con un realismo che è stato messo in discussione, punta i riflettori su una storia vera, quella tra il partigiano rinominato Bube e la ragazzina Mara.

Seta (2007). Altro caso - a mio avviso - di eccelsa rappresentazione cinematografica: questa volta da parte di François Girard, che ha scelto gli attori Keira Knightley e Michael Pitt per un film ispirato al libro del 1996 di Alessandro Baricco.

Lolita. Due le versioni per l'opera maestra di Vladimir Nabokov: quella del 1962 di Stanley Kubrick e quella del 1997 di Adrian Lyne. Mentre il primo girò solo il 20% della sceneggiatura, optando per un'interpretazione più libera (d'altronde stiamo parlando di Kubrick), il secondo rimane decisamente più fedele al testo scritto e all'immagine della protagonista, tanto da essere maggiormente apprezzato dal figlio di Nabokov. 

Eyes wide shut (1999). Altro capolavoro dello sperimentatore S. Kubrick, questa volta ispirato al capolavoro della letteratura novecentesca "Doppio sogno", opera di Arthur Schnitzler (1925). Al contrario di quanto accaduto per "Lolita", in questo caso il regista è rimasto molto più fedele al testo. Difficile comprendere il film, proprio perché nel libro, scritto mentre si andavano diffondendo le idee di Freud, si scava nell'inconscio dei protagonisti.

Shining (1980). Anche questo celebre film horror di Kubrick è tratto da un romanzo, quello di Stephen King, pubblicato nel 1977, in cui viene riproposto in modo originale il topos della casa "stregata".

Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975). Stupendo film interpretato dal bravissimo Jack Nicholson e ambientato in una casa di cura, tratto dal romanzo di Ken Kesey del 1962.

Il buio oltre la siepe (1962) è tratto dall'omonima opera di Harper Lee (1960): un capolavoro che affronta il tema del razzismo visto dagli occhi di una bambina.

Sleepers (1996). Un cast d'eccezione per un thriller incredibile, basato sul romanzo di Lorenzo Carcaterra, scrittore statunitense di origine italiana, che racconta in prima persona la storia di quattro giovani amici nel quartiere malfamato di New York, Hell's kitchen. Un caso di incoscienza, un caso giudiziario, un caso di vendetta...

Orwell 1984 (1984). Film di Michael Radford (regista, tra gli altri, del meraviglioso film letterario Il postino e de Il mercante di Venezia), che ripropone l'opera di Orwell (1948) basandosi tanto fedelmente sul testo da girare le scene nei precisi giorni delle date riportate nel libro (che è ambientato nel futuro).



venerdì 4 luglio 2014

Giro d'Italia in 80 librerie

Ultima tappa per "Il giro d'Italia in 80 librerie", l'iniziativa che coinvolge instancabili ciclisti assettati di cultura con lo scopo di tracciare un'immaginaria rete letteraria che si srotola in tutta la nostra penisola! Un gomitolo di cultura che viene strecciato sulla scia di eventi e manifestazioni per la promozione della lettura e della scrittura.

   A partire da oggi, 4 luglio, fino a domenica, Vasto sarà protagonista dell'originale iniziativa, con una serie di appuntamenti interessanti. Tra questi, vi ricordo che sabato 5 luglio, alle ore 12:00, presso il Palazzo Comunale di Cupello, avrà luogo la presentazione del romanzo "Il bacio della buonanotte" e "Crisi nell'alto dei cieli" di Davide Maceroni, oltre alla lettura di passi tratti dalle opere di Ignazio Silone, a celebrare uno dei maestri della letteratura italiana del Novecento di origine abruzzese. A seguire, degustazione di prodotti tipici. 
   L'invito a partecipare è rivolto a tutti!

giovedì 12 giugno 2014

Intervista telefonica a Rebecca e Sofia Domino

Continua lo spazio dedicato agli scrittori emergenti su "Parole di carta", il programma di Agorà Music Tv dedicato ai libri, un programma senza alcuna pretesa se non quella di condividere informazioni sul mondo della letteratura, un programma nato dal desiderio di far conoscere libri e autori a suon di canzoni. 


   Il prossimo mercoledì, 18 giugno, avrò il piacere di presentare i romanzi di due giovani ragazze, Rebecca e Sofia Domino. Grazie ad una diretta telefonica, saranno le stesse autrici a spiegarci le caratteristiche dei loro libri, Fino all'ultimo respiro e Come lacrime nella pioggia, e a illustrarci la loro iniziativa di beneficenza. Non perdetevi la puntata, dalle ore 19:00, sui canali del digitale terrestre 119 (Abruzzo) e 115 (Molise) o direttamente sul sito!

martedì 10 giugno 2014

N.V. Gogol, Il cappotto

Paolo Villaggio nelle vesti di Ugo Fantozzi
Lo riconoscete? Sì, è proprio lui: Ugo Fantozzi. Il personaggio del celebre impiegato "sfigato" interpretato da Paolo Villaggio trae le sue origini dalla penna dello scrittore Gogol (autore russo di origine ucraina) e precisamente da "Il cappotto", che ha come protagonista un uomo deriso già dal suo nome: Akàkij Akàkjevic BascimackinFisicamente affatto appariscente e dall'occupazione mediocre, Akàkij ci viene descritto sin dalla prima pagina (leggi l'incipit qui) come un un uomo di mezz'età, preso in giro a lavoro, senza una famiglia, senza una vita sociale, incapace di affermarsi in una conversazione, solo e a tutti indifferente.

"Il cappotto" è un libro che ho scoperto "per caso" - ultimamente questi "per caso" stanno influenzando le mie letture. Si tratta di un racconto lungo, pubblicato nel 1842 nella raccolta intitolata "Racconti di Pietroburgo". L'azione si svolge proprio nella città russa, nella prima metà dell'Ottocento, e si sviluppa in 16 brevi capitoli. Lo stile realistico prenderà verso la fine quella che viene definita dallo stesso narratore (in realtà, è un plurale "noi" a tramandare una storia da tutti conosciuta) una "piega fantastica".

Incipit #6: Il cappotto


Nel ministero... no, è preferibile non precisare in quale ministero. Nessuno è più permaloso degli appartenenti alla pubblica amministrazione, di ogni ordine e grado, degli uffici o delle caserme.
   Perciò, a scanso di complicazioni e di guai, è meglio chiamare il ministero di cui stiamo parlando "un ministero".
   Dunque, in un ministero, prestava servizio un impiegato: un impiegato, per la verità, niente affatto appariscente: alquanto bassotto, un po' butterato, rossiccio di capelli, abbastanza miope, calvo sulle tempie, con rughe vistose sulle guance e ai lati della bocca e, per finire, con un colorito pallido da perenne ammalato.
   Che poteva farci? Non era colpa sua, forse era colpa del micidiale clima di Pietroburgo.
   Il suo grado poi - è necessario dirlo subito, perché da noi, in Russia, il grado ha sempre grande importanza e bisogna dichiararlo - era di semplice esecutivo perpetuo, un titolo ed un tipo di lavoro che è stato sempre oggetto di derisione da parte di quegli scrittori che amano dare addosso a coloro che non hanno la possibilità di difendersi e contrattaccare.
   Il cognome di quell'impiegato era Bascimackin. Il suo nome era Akàkij Akàkjevic.
   Quando fu battezzato, il bambino non fece altro che piangere e fare delle smorfie, come se avesse il presentimento di quel che sarebbe diventato da grande: un esecutivo perpetuo.

lunedì 9 giugno 2014

Charles Bukowski, Hollywood, Hollywood!

Autore di racconti, poesie, sceneggiature, artista senza grandi pretese ma, come tale, dall'ego spropositato. Sto parlando di Charles Bukowski, lo scrittore americano, nato in Germania, dalla personalità eccentrica e anticonformista e lo stile che ne rispecchia ogni tratto. Vale la pena conoscere la sua scrittura: cruda, netta, diretta, "sincera". Vi ho già parlato del sorprendente "Post-office" (che trovate qui); oggi invece vorrei presentarvi un suo libro che mi è capitato tra le mani, dal titolo "Hollywood, Hollywood!".
   Si tratta di un romanzo del 1989 che ripercorre le vicende dello stesso autore, nei panni del suo alter-ego letterario Henry Chinaski (spesso detto "Hank"), alle prese con la realizzazione di un film. Sebbene avverso al mondo hollywoodiano, Bukowski, qualche anno prima, senza mai tradire nel contenuto questa stessa avversione, aveva accettato di scrivere la sceneggiatura di un film, dal titolo "Barfly", che nel romanzo prende il nome di "The Dance of Jim Beam". All'interno della finzione narrativa, i nomi trasposti dalla realtà cambiano; non solo quelli dello stesso autore-protagonista e del film, ma anche quelli degli altri personaggi, come gli attori Mickey Rourke e Faye Dunaway, che diventano rispettivamente Jack Blesdoe e Francine Bowers, e il regista Barbet Schroeder, chiamato Jon Pinchot.

"Barfly" (1987) film scritto da Bukowski.

   E' possibile scovare anche altri riferimenti a persone reali, ad esempio dietro il nome Jon-Luc Modard si "nasconde" il regista della Nouvelle Vague Jean-Luc Godard, o Tom Pell che rimanda a Sean Penn. "Hollywood, Hollywood!" è un chiaro esempio di "roman à clef" (romanzo a chiave), perché descrive la realtà filtrandola attraverso una patina di finzione.

domenica 8 giugno 2014

Frasi dai libri #4: Hollywood, Hollywood!

Scommettere solo sui favoriti equivale sempre a perdere.


Nel paese delle talpe la talpa è re.



Era strano, pensai, il modo in cui venivano fatte le cose. Un giorno per volta, un giorno dopo l'altro e poi ecco il risultato.


Il tempo trascorse come fa sempre il tempo.


Alla fine, la gentilezza va dai migliori.


lunedì 2 giugno 2014

Alessandro Baricco, Seta

Seta (1996) di Alessandro Baricco
Informazioni generali
108 pagine divise in 65 capitoli per narrare con uno stile incisivo la vicenda di Hervé Joncour, negoziante francese di bachi da seta. 65 istantanee: lampi di parole delicate come seta, che alludono ad un sentimento rappresentato più che spiegato.
   L'azione si svolge nella seconda metà dell'Ottocento, tra Francia e Giappone, meta quest'ultima dei viaggi del protagonista. Nonostante la moglie "dalla voce bellissima" che l'attende a casa, Hervé rimane affascinato dallo sguardo di una ragazzina, sguardo che egli ricercherà nei suoi successivi viaggi in Oriente.
   Baricco riesce a condensare in poche righe realtà storiche, personaggi verosimili, riferimenti letterari e intertestuali, accennati e falsamente irrilevanti, in modo che le pagine non vengano sovraccaricate. Al contrario, egli le spoglia, privandole degli eccessi e lasciando solo l'essenziale. Il gioco di ripetizioni e rimandi rende coesi tutti i frammenti che compongono il romanzo, tecnica che conferisce al racconto un ritmo cadenzato.