domenica 29 dicembre 2013

#PostTag: Year of books [2013]

   Finalmente una domenica all'insegna del relax, dunque non potevo non trovare un po' di tempo per il blog! La recensione del prossimo libro non è ancora pronta, ma ho deciso di partecipare a questo carinissimo Tag, ideato da un blog che non ancora conoscevo bene e che mi ha meravigliosamente sorpreso, Il profumo dei libri, segnalato da un'altrettanto meravigliosa blogger, Alessandra di Chez Alessandra!
   Solitamente non mi ci cimento in post eccessivamente personali, eppure questo Tag mi è piaciuto: credo sia arrivato il momento di conoscerci meglio!

 Il profumo dei libri - TAG: Year of Books

mercoledì 25 dicembre 2013

Mohsin Hamid, Il fondamentalista riluttante

 Mohsin Hamid,
Il fondamentalista riluttante
(2007)
* * * *(4/5)

"Chiedo scusa, signore, posso esserle d'aiuto? Ah, vedo che l'ho allarmata. Non si faccia spaventare dalla barba: io amo l'America. Mi sembrava che lei stesse cercando qualcosa; anzi, più che cercando, lei pareva in missione, e dato che io sono nativo di questa città e parlo la sua lingua, ho pensato di offrirle i miei servigi".
 Con queste parole si apre il primo dei dodici capitoli di cui è composto "Il fondamentalista riluttante". Quello che appare come un dialogo verso un interlocutore sconosciuto si rivela ben presto un monologo che Changez, il protagonista, rivolge a un passante al quale si avvicina. Ci troviamo a Lahore, in Pakistan, ma l'America si materializza sin dalle prime righe per poi emergere sempre più chiaramente. 
   Indirizzandosi a un "tu" esistente ma inconoscibile, Changez racconta la sua storia durante il tempo della cena che condivide con l'interlocutore, rivelandola, allo stesso tempo, al lettore. L'identità del protagonista, pakistano trasferitosi negli Stati Uniti all'età di diciotto anni, si fa sempre più traballante, fino ad assumere i connotati di un moderno "giannizziero", diviso tra le sue origini e le possibilità di successo offerte dal Nuovo Mondo. Changez ottiene un incarico di spicco, guadagna un ottimo stipendio, conosce una ragazza americana, Erica, e si integra, o pensa di essersi integrato completamente in questa realtà. Ma qualcosa cambia...

sabato 21 dicembre 2013

Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano

Marguerite Yourcenar,
Memorie di Adriano
(1951)
   Adriano, imperatore romano del II secolo, giunto ormai alla vecchiaia, scrive le sue memorie sotto forma di epistola. Questa lettera indirizzata al diciassettenne Marco Aurelio si fa sempre più articolata, tanto da diventare il completo ritratto di un uomo e di un dio, che si racconta ai posteri. Oltre ai dettagli biografici relativi all'esperienza militare e politica, il racconto è arricchito da numerose riflessioni e riferimenti intimi che ne costituiscono il vero valore.
   Marguerite Yourcenar ha (ri)dato vita a un personaggio storico e distante, rendendolo umano e moderno. L'autrice lavorò a questo progetto durante quasi tutta la sua vita, abbandonandolo e riprendendolo più volte, fino all'avvenuta pubblicazione, nel 1951. Lei stessa ammise di aver cambiato la sua idea iniziale in continuazione, tanto che l'originaria forma dialogica è stata infine stravolta, evolvendo in una dialogica
   Divisa in sei capitoli, ognuna delle quali introdotta da un titolo in latino, l'opera si concentra sull'io dell'imperatore, o meglio sulla sua nascita, lenta e graduale, che si può dire avvenuta solo con la sua morte.

     Non si tratta di una lettura facile, né del tutto scorrevole, quindi la consiglio solo a chi è spinto dalla curiosità e l'interesse di veder trasformato un dio in un uomo. In effetti, nonostante la graduale evoluzione alla quale si assiste sia quella di un uomo che diviene imperatore, in realtà agli occhi del lettore - già abituato ad associare il nome di Adriano all'Impero -, la trasformazione è rovesciata: il sovrano venerato come un dio, simbolo di equilibrio e perfezione, si fa uomo. Vengono rivelati i suoi sentimenti, le sue debolezze, i suoi pensieri, e sono esattamente queste caratteristiche imperfette a renderlo quasi perfetto, perché non ci può essere perfezione senza completezza
   Ai caratteri di fermezza e determinazione, si aggiungono quelli di dubbio e titubanza; la durezza in battaglia è bilanciata dall'amore nella sfera privata; il potere si rivela desiderio di libertà. Le parti che mi hanno colpito maggiormente sono state quelle in cui il personaggio mi è apparso così uomo da poter essere riconosciuto come un grande, in particolare quando viene descritto l'amore per Antinoo e le sue riflessioni sulla morte.

Frasi dai libri#2 "Memorie di Adriano"


Non c'è verità che non susciti scandalo.


Mi troverei molto male in un mondo senza libri, ma non è lì che si trova la realtà, dato che non vi è per intero.


Non manca un barlume di luce neppure nel più opaco degli uomini.


Aver ragione troppo presto equivale ad aver torto.

La maschera, a lungo andare, diventa il volto.


Ciascuno di noi ha più qualità di quel che non si creda, ma solo il successo le mette in luce, forse perché allora ci si aspetta di vederci smettere d'esercitarle.


Una parte dei nostri mali dipende dal fatto che troppi uomini sono oltraggiosamente ricchi, o disperatamente poveri.



Sono pochi gli uomini che amano viaggiare a lungo; è una frattura continua di tutte le abitudini, una smentita inflitta incessantemente a tutti i pregiudizi.


Uno Stato dura soltanto per opera sua.


I pedanti si irritano sempre quando si conosce quanto loro il loro piccolo mestiere.


Non c'è nulla di tanto lento quanto la vera nascita d'un uomo.


domenica 8 dicembre 2013

L'Ubuntu spiegato ai grandi

"Un antropologo propose un gioco a dei bambini africani: posizionò un cesto di frutta sotto un albero e disse loro che il primo che vi sarebbe arrivato, avrebbe vinto la frutta. I bambini si misero pronti e al "partenza" si presero tutti per mano e corsero verso il cesto. Arrivati insieme, si sedettero e condivisero il premio.

"Perché avete corso tutti insieme e avete diviso i frutti, quando uno poteva averli tutti per sé?". Alla domanda dell'antropologo i bambini risposero in coro: "Ubuntu!", e uno aggiunse: "Como può uno di noi essere felice se tutti gli altri sono tristi?".


Ho appena ascoltato alla radio spagnola questo stupendo aneddoto sulla filosofia sudafricana chiamata "ubuntu" e non potevo assolutamente tenerlo solo per me. 
Che significa "ubuntu"? Letteralmente può essere tradotto come: "Io sono perché noi siamo""Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti". Si tratta di una ideologia diffusasi nell'Africa sub-sahariana, che predilige il reciproco aiuto e si fonda su un denso concetto di umanità. Per quanto questa etica abbia assunto sfumature diverse a seconda del campo nel quale è stata applicata (politico, religioso, giuridico...), scevra da qualsiasi distorsione o manipolazione, conserva un ammirevole senso di compassione, condivisione, impegno sociale e generosità: un insegnamento che, a mio parere, è un invito agli uomini a tornare ad essere umani.


Ubuntu non significa non pensare a se stessi; significa piuttosto porsi la domanda: voglio aiutare la comunità che mi sta intorno a migliorare?».

(Nelson Mandela)

giovedì 5 dicembre 2013

Lev Tolstoj, Anna Karenina

Un incipit, un inizio

"Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo". 

Questo è l'incipit di "Anna Karenina", una frase netta, immediata, che proietta istantaneamente il lettore nella realtà del libro. Una frase forse già sentita, come tante altre sparse nella mente comune che vagano senza trovare la giusta sistemazione nella cultura individuale, se non prima di imbattervisi direttamente, quando la si ritrova nel suo naturale contesto: il libro da cui è stata estratta.
   Ci sono titoli che risuonano nelle orecchie per anni e anni prima che si possa decidere di dar loro consistenza; ci sono titoli che con la sola dicitura di "classici" appaiono a molti noiosi, ad altri troppo maestosi e quindi impegnativi per poter essere piacevoli; ci sono titoli imposti dalla cultura generale e rifiutati proprio perché datati: l'interesse si perde di fronte ad una solennità che si teme di non apprezzare. Eppure sono proprio questi i titoli dai quali si dovrebbe partire per poter comprendere quelli contemporanei, oltre a permettere di sviluppare un senso critico più raffinato. Dare un perché alla loro condizione di pilastri letterari è sintomo non solo di curiosità e maturità, ma anche di frenesia conoscitiva, di quella voglia irreparabile di avvicinarsi alla fonte per poter criticare personalmente un'opera.
   Questo è lo spirito che mi ha guidato quando ho deciso di leggere "Anna Karenina": un nome vuoto che echeggiava nella mente e che ora per me ha un significato che mi rende nuova.

Frasi dai libri#1 "Anna Karenina"



La negazione di un fatto non ne è la soluzione.



Anna Arkad'evna leggeva e capiva, ma non provava piacere a leggere e a seguire il riflesso della vita degli altri. Aveva troppa voglia di viverla lei, la vita.



Se è vero che ci sono tante sentenze quante teste, così pure tante specie d'amore quanti cuori.



Io sono come un essere affamato al quale abbiano dato da mangiare. Avrà forse freddo, e avrà il vestito lacero; avrà vergogna forse, ma non è infelice. Io infelice? No, eccola, la mia felicità...



Un'idea giusta non può non essere feconda.




- Io non penso nulla - ella disse - ma t'ho sempre voluto bene, e quando si vuol bene, si vuol bene a tutta la persona così com'è, e non come si vuole che sia.





Non ci sono condizioni tali a cui l'uomo non possa abituarsi, in particolare se vede che tutti quelli che lo circondano vivono allo stesso modo.




Il rispetto l'hanno inventato per nascondere il vuoto là dove dovrebbe essere l'amore...