mercoledì 2 ottobre 2013

L'interesse letterario per gli anni '60: Doris Lessing, Il sogno più dolce


Doris Lessing,
Il sogno più dolce (The sweetest dream)
2001
* * * * (4/5)

   Completo, intenso, variegato. "Il sogno più dolce" è una sorta di enciclopedia degli anni '60 e dei finti cambiamenti del ventennio successivo; raccoglie, concentra e sventra alcune delle tematiche maggiormente legate all'uomo e alla vita: la legge della sopravvivenza, la libertà, l'istruzione, la famiglia. Questi sono solo i capisaldi di argomenti ben più specifici, che si districano nel racconto.
   Presentare un libro così intenso e dibattuto non è facile, soprattutto perché mi preme non solo dare un parere personale sull'opera, ma anche illustrarne i dettagli e fornire delle informazioni collaterali che, a mio avviso, aiutano a comprenderlo.
   Sebbene il protagonista del romanzo venga spesso considerato il "compagno Johnny", portavoce delle idee comuniste e modello da imitare - nonostante l'egoismo e la superficialità che emergono nella sfera privata, e l'ipocrisia che lo caratterizza - le vere protagoniste della storia sono le donne e, in particolare, Julia, Frances e Sylvia, rispettivamente madre, (ex) moglie e figliastra dello stesso Johnny. Doris Lessing illustra un universo femminile variegato, mostrandone la sua evoluzione attraverso tre generazioni differenti, ognuna delle quali ha una storia che la rappresenta e che l'ha segnata, una storia che si fa universale. Esattamente in questo universo femminile e in questa Storia, il compagno Johnny trova il suo spazio: protagonista non è il personaggio, ma ciò che rappresenta: il Sogno, la speranza per una realtà che cambia e la fiducia nel comunismo.

   Pubblicato nel 2001, "Il sogno più dolce" - come spiega la stessa autrice nella prefazione - sostituisce temporaneamente l'ultimo volume della sua autobiografia, iniziata con "Sotto la pelle" (1994) e "Camminando nell'ombra" (1997). Prosegue, dunque, la linea cronologica del precedente, soffermandosi sul periodo che intercorre dagli anni '60 agli '80. In effetti, i riferimenti autobiografici presenti nel romanzo sono evidenti, basti pensare alla descrizione del clima rivoluzionario della Swinging London, al comunismo, che la stessa autrice in un primo momento aveva abbracciato, e all'Africa, terra amata nella quale abitò e che compare anche in altre sue opere. Non si può parlare, però, di autobiografia, quanto di un'opera completa che racchiude, inevitabilmente, tematiche e problematiche care all'autrice.

Trama
 Una casa grande, una cucina affollata, nomi su nomi di persone che la abitano. È questo l'impatto iniziale con una realtà inusuale, quella che si delinea davanti agli occhi confusi del lettore, in maniera sempre più chiara, finché non acquisisce familiarità con quei personaggi che gli sono stati sbattuti in faccia senza troppe presentazioni. Col procedere del racconto, il lettore entra nella storia e impara non solo a riconoscere quei volti e quei nomi, ma anche a comprenderne il loro ruolo: Frances, donna indipendente quanto soggetta alle richieste del suo ex-marito Johnny, tanto generosa e sostenitrice di una mentalità aperta da ospitare in casa numerosi ragazzi; ragazzi che non sono più disadattati e problematici di quanto non fossero i ragazzi degli anni '60, in lotta contro qualsiasi istituzione, tra cui la famiglia e la scuola; tra essi, anche Andrew e Colin, figli di Frances, che crescono in quell'ambiente libero e anticonformista, sebbene, a differenza degli altri, non spezzino il loro legame con la famiglia; Julia, suocera di Frances, che vive all'ultimo piano, distante e allo stesso tempo partecipe del mondo dei piani inferiori; e infine Johnny, figlio di Julia ed ex marito di Frances, nucleo in cui convergono i personaggi, in quanto simbolo di quell'ideologia che si stava diffondendo e nella quale tutti ripongono le loro speranze: il comunismo.
   Inizialmente la narrazione procede alternando personaggi e dialoghi, ma senza cambiare scena: tutto si svolge in quella casa, e spesso nella cucina, punto d'incontro di ogni membro di quella sorta di nuova famiglia. L'autrice ne approfitta per descrivere le relazioni umane e le tensioni che le agitano, soffermandosi sul contrasto tra Frances e Julia, un contrasto che pare attenuarsi sempre più e che viene generato dall'opposizione tra il desiderio di indipendenza della prima e il conservatorismo della seconda. I ragazzi che vivono in quella casa sono proprio il frutto di quel desiderio di indipendenza, considerati "materiale umano per la Rivoluzione". Tutto ruota intorno a questo sogno: l'ingenua speranza di una realtà che cambia.


"I tre allungarono il tavolo
restituendogli l'antica maestà,
come se allestissero il palcoscenico
per uno di quei banchetti del passato".
Struttura
  Strutturalmente, l'opera può dividersi in due parti: la prima, più consistente, ambientata a Londra, si concentra sulla casa e sui suoi abitanti, che crescono e cambiano, e con loro cambiano le aspettative e i pensieri; la seconda ha come ambientazione l'Africa, più precisamente lo Zimlia, nel quale è ravvisabile lo Zimbabwe, dove visse la stessa Doris Lessing. I personaggi non cambiano, ma l'attenzione si sposta sull'uno piuttosto che su un altro, per un fine ben preciso: descrivere un passaggio, quello dall'ottimismo del sogno al disincanto di una realtà segnata da ipocrisia, delusione, ingiustizia. 
   Se nella prima parte emergono riferimenti ai principali cambiamenti della realtà occidentale (la guerra civile spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, le dittature, la Guerra Fredda...), nella seconda prevalgono i risultati di quelle tristi vicende: a cosa hanno portato quelle guerre, quelle rivoluzioni, quegli errori? A nuovi errori. Gli stessi paladini del cambiamento approfittano dello stesso cambiamento per la quale si sono battuti per trarne i profitti egoisticamente. 
Dicendo no, si fa spesso come quelli che divorziano da un compagno solo per sposarne uno uguale nell'aspetto e nel carattere: ci portiamo dietro dei modelli invisibili che sono ineluttabilmente parte di noi come le nostre impronte digitali, ma non li riconosciamo finché non ci guardiamo intorno e li vediamo rispecchiati.
Tematiche
   L'attenzione dell'autrice per le problematiche sociali e politiche si concentra in questo romanzo in quasi tutti i suoi aspetti. In relazione al clima rivoluzionario degli anni '60, spicca tra gli altri la ribellione nei confronti delle istituzioni, quali la famiglia e la scuola, e lo scontro tra generazioni. Non mancano, però, riferimenti al sesso, all'anoressia, all'aborto, all'omosessualità, alla psicoanalisi: nomi che iniziarono ad emergere proprio in quegli anni. 
   La seconda parte del romanzo si concentra, invece, su nuove problematiche: l'AIDS, l'apartheid, la povertà e lo sfruttamento dell'Africa, l'istruzione: mentre i ragazzi di Londra marinavano o abbandonavano la scuola, i bambini africani non ce l'hanno proprio e chiedono almeno matite e libri per poter studiare, perché "la loro vita dipende da quello".
La maggior parte di loro rubava nei negozi in modo impulsivo, ma Geoffrey era diventato addirittura un professionista. Andava regolarmente in giro per le librerie, rubacchiando qua e là. Testi scolastici quando poteva, ma anche tutto quello che riusciva ad arraffare. Così facendo li "liberava", diceva lui.


Il bacio della buonanotte: affinità tematiche
  Vi è mai capitato di leggere un testo e ritrovarvi i propri pensieri? Sicuramente sì. Ma vi è mai capitato di scrivere un testo e ritrovare ciò che avete scritto in opere fino ad allora sconosciute? A me è capitato e "Il sogno più dolce" ne è un esempio. La lettura del romanzo mi ha coinvolta, soprattutto nella prima parte, proprio perché vi ho ritrovato elementi utilizzati ne "Il bacio della buonanotte". L'ambientazione è la stessa, gli anni '60 sono quelli ed è normale che le descrizioni appaiano analoghe, potreste ribattere. Sono d'accordo, ma c'è qualcosa in più.
   Innanzitutto, l'idea della casa che unisce personaggi tra loro diversi, creando un nucleo ampio e confuso, l'ho ritrovata nell'appartamento di Roma descritto nel capitolo "1965 e oltre" de "Il bacio della buonanotte". Un luogo affollato di ragazzi dalla mentalità aperta che ricreano una sorta di famiglia si è rivelata un'immagine comune per descrivere il fervore di quegli anni.
    Forse, però, la somiglianza che mi ha colpito di più è stata lo sdoppiamento dell'identità attraverso la scelta del nome: ad esempio, Sylvia, al principio, veniva conosciuta da tutti come Tilly perché da piccola non sapeva pronunciare il suo nome e veniva usato, per comodità, un soprannome; crescendo, alcuni continueranno a chiamarla Tilly, altri, invece, prima tra tutti Julia, le ridaranno il suo vero nome. Ne "Il bacio della buonanotte" accade lo stesso, soprattutto con Charles-Carlo, e in generale i nomi hanno importanza non in sé per sé, ma nella scelta o meno di un soprannome.
   Julia, inoltre, inizialmente viene chiamata "la vecchia" dai ragazzi della casa, che la sentono distante alla loro realtà; così come "la vecchia di Pirandello" de "Il bacio della buonanotte" viene definita tale perché inusuale.
   Infine, Johnny, sebbene sia un personaggio fondamentale, non appare spesso nel racconto, così come Denim, protagonista assente.
   Ebbene, ritrovare in questo romanzo delle affinità con il mio (adesso appena accennate) è stato sorprendente, e ancor più sorprendente è questo estratto che spiega l'associazione tra l'amore e la guerra degli anni '60:
È una buona espressione, quella: sconvolti. Io so perché lo sono. Disturbato, è così che hai detto Colin, no? Sono tutti figli della guerra, ecco perché. Due guerre terribili, e il risultato è questo. Sono figli della guerra. Credi che ci possano essere guerre così, guerre terribili, terribili, e poi che si possa dire: bene, adesso è finita, torniamo alla normalità. Niente è normale ormai. I figli non sono normali. E nemmeno tu...
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  So che questo post è piuttosto lungo, soprattutto per una società abituata all'immediatezza e alla rapidità, eppure non avrei potuto descrivere questo romanzo in meno parole. Si tratta di un'opera piacevole quanto impegnativa, che illustra con chiarezza le principali vicende storiche del nostro recente passato, che fa riflettere sulle ipocrisie e sui finti cambiamenti della società e sulle traballanti conquiste.
  Lo consiglierei? Sì, ma con la consapevolezza che si tratta di un romanzo intenso. Il giudizio su un'opera spesso viene travisato proprio perché non la si considera nella sua interezza e nel suo intento.

4 commenti:

  1. Bellissima recensione... della Lessing ho letto solo un suo libro del 1985, La brava terrorista, molto intenso anche questo e dalle tematiche tutt'altro che facili, visto che si parlava di attivisti anti-Tatcher e l'idea era quella di descrivere un mondo spesso condannato ma che mostrava un aspetto dell'Inghilterra conflittuale e lontano al tipico aplomb che ci immaginiamo...
    oggi se ne va una grande testimone dei suoi tempi e una voce femminile straordinaria...

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    1. Hai ragione! Il libro al quale ti riferisci non lo conosco, ma si capisce già dal contenuto il suo spessore culturale, oltre a quello artistico che si desume dalla sua opera in generale. Forse è una scrittrice ancora troppo poco conosciuta...

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  2. C'è QUALCHE OSSESSIONE ANTICOMUNISTA DI TROPPO , FORSE UN BISOGNO DI RIVALSA PERSONALE. A TRATTI INVEROSIMILE E SOTTILMENTE DALLA PARTE DELLA JULIA "CONSERVATRICE"
    DA LEGGERE CRITICAMENTE

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    1. "Da leggere criticamente". Assolutamente d'accordo.

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