domenica 29 dicembre 2013

#PostTag: Year of books [2013]

   Finalmente una domenica all'insegna del relax, dunque non potevo non trovare un po' di tempo per il blog! La recensione del prossimo libro non è ancora pronta, ma ho deciso di partecipare a questo carinissimo Tag, ideato da un blog che non ancora conoscevo bene e che mi ha meravigliosamente sorpreso, Il profumo dei libri, segnalato da un'altrettanto meravigliosa blogger, Alessandra di Chez Alessandra!
   Solitamente non mi ci cimento in post eccessivamente personali, eppure questo Tag mi è piaciuto: credo sia arrivato il momento di conoscerci meglio!

 Il profumo dei libri - TAG: Year of Books

mercoledì 25 dicembre 2013

Mohsin Hamid, Il fondamentalista riluttante

 Mohsin Hamid,
Il fondamentalista riluttante
(2007)
* * * *(4/5)

"Chiedo scusa, signore, posso esserle d'aiuto? Ah, vedo che l'ho allarmata. Non si faccia spaventare dalla barba: io amo l'America. Mi sembrava che lei stesse cercando qualcosa; anzi, più che cercando, lei pareva in missione, e dato che io sono nativo di questa città e parlo la sua lingua, ho pensato di offrirle i miei servigi".
 Con queste parole si apre il primo dei dodici capitoli di cui è composto "Il fondamentalista riluttante". Quello che appare come un dialogo verso un interlocutore sconosciuto si rivela ben presto un monologo che Changez, il protagonista, rivolge a un passante al quale si avvicina. Ci troviamo a Lahore, in Pakistan, ma l'America si materializza sin dalle prime righe per poi emergere sempre più chiaramente. 
   Indirizzandosi a un "tu" esistente ma inconoscibile, Changez racconta la sua storia durante il tempo della cena che condivide con l'interlocutore, rivelandola, allo stesso tempo, al lettore. L'identità del protagonista, pakistano trasferitosi negli Stati Uniti all'età di diciotto anni, si fa sempre più traballante, fino ad assumere i connotati di un moderno "giannizziero", diviso tra le sue origini e le possibilità di successo offerte dal Nuovo Mondo. Changez ottiene un incarico di spicco, guadagna un ottimo stipendio, conosce una ragazza americana, Erica, e si integra, o pensa di essersi integrato completamente in questa realtà. Ma qualcosa cambia...

sabato 21 dicembre 2013

Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano

Marguerite Yourcenar,
Memorie di Adriano
(1951)
   Adriano, imperatore romano del II secolo, giunto ormai alla vecchiaia, scrive le sue memorie sotto forma di epistola. Questa lettera indirizzata al diciassettenne Marco Aurelio si fa sempre più articolata, tanto da diventare il completo ritratto di un uomo e di un dio, che si racconta ai posteri. Oltre ai dettagli biografici relativi all'esperienza militare e politica, il racconto è arricchito da numerose riflessioni e riferimenti intimi che ne costituiscono il vero valore.
   Marguerite Yourcenar ha (ri)dato vita a un personaggio storico e distante, rendendolo umano e moderno. L'autrice lavorò a questo progetto durante quasi tutta la sua vita, abbandonandolo e riprendendolo più volte, fino all'avvenuta pubblicazione, nel 1951. Lei stessa ammise di aver cambiato la sua idea iniziale in continuazione, tanto che l'originaria forma dialogica è stata infine stravolta, evolvendo in una dialogica
   Divisa in sei capitoli, ognuna delle quali introdotta da un titolo in latino, l'opera si concentra sull'io dell'imperatore, o meglio sulla sua nascita, lenta e graduale, che si può dire avvenuta solo con la sua morte.

     Non si tratta di una lettura facile, né del tutto scorrevole, quindi la consiglio solo a chi è spinto dalla curiosità e l'interesse di veder trasformato un dio in un uomo. In effetti, nonostante la graduale evoluzione alla quale si assiste sia quella di un uomo che diviene imperatore, in realtà agli occhi del lettore - già abituato ad associare il nome di Adriano all'Impero -, la trasformazione è rovesciata: il sovrano venerato come un dio, simbolo di equilibrio e perfezione, si fa uomo. Vengono rivelati i suoi sentimenti, le sue debolezze, i suoi pensieri, e sono esattamente queste caratteristiche imperfette a renderlo quasi perfetto, perché non ci può essere perfezione senza completezza
   Ai caratteri di fermezza e determinazione, si aggiungono quelli di dubbio e titubanza; la durezza in battaglia è bilanciata dall'amore nella sfera privata; il potere si rivela desiderio di libertà. Le parti che mi hanno colpito maggiormente sono state quelle in cui il personaggio mi è apparso così uomo da poter essere riconosciuto come un grande, in particolare quando viene descritto l'amore per Antinoo e le sue riflessioni sulla morte.

Frasi dai libri#2 "Memorie di Adriano"


Non c'è verità che non susciti scandalo.


Mi troverei molto male in un mondo senza libri, ma non è lì che si trova la realtà, dato che non vi è per intero.


Non manca un barlume di luce neppure nel più opaco degli uomini.


Aver ragione troppo presto equivale ad aver torto.

La maschera, a lungo andare, diventa il volto.


Ciascuno di noi ha più qualità di quel che non si creda, ma solo il successo le mette in luce, forse perché allora ci si aspetta di vederci smettere d'esercitarle.


Una parte dei nostri mali dipende dal fatto che troppi uomini sono oltraggiosamente ricchi, o disperatamente poveri.



Sono pochi gli uomini che amano viaggiare a lungo; è una frattura continua di tutte le abitudini, una smentita inflitta incessantemente a tutti i pregiudizi.


Uno Stato dura soltanto per opera sua.


I pedanti si irritano sempre quando si conosce quanto loro il loro piccolo mestiere.


Non c'è nulla di tanto lento quanto la vera nascita d'un uomo.


domenica 8 dicembre 2013

L'Ubuntu spiegato ai grandi

"Un antropologo propose un gioco a dei bambini africani: posizionò un cesto di frutta sotto un albero e disse loro che il primo che vi sarebbe arrivato, avrebbe vinto la frutta. I bambini si misero pronti e al "partenza" si presero tutti per mano e corsero verso il cesto. Arrivati insieme, si sedettero e condivisero il premio.

"Perché avete corso tutti insieme e avete diviso i frutti, quando uno poteva averli tutti per sé?". Alla domanda dell'antropologo i bambini risposero in coro: "Ubuntu!", e uno aggiunse: "Como può uno di noi essere felice se tutti gli altri sono tristi?".


Ho appena ascoltato alla radio spagnola questo stupendo aneddoto sulla filosofia sudafricana chiamata "ubuntu" e non potevo assolutamente tenerlo solo per me. 
Che significa "ubuntu"? Letteralmente può essere tradotto come: "Io sono perché noi siamo""Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti". Si tratta di una ideologia diffusasi nell'Africa sub-sahariana, che predilige il reciproco aiuto e si fonda su un denso concetto di umanità. Per quanto questa etica abbia assunto sfumature diverse a seconda del campo nel quale è stata applicata (politico, religioso, giuridico...), scevra da qualsiasi distorsione o manipolazione, conserva un ammirevole senso di compassione, condivisione, impegno sociale e generosità: un insegnamento che, a mio parere, è un invito agli uomini a tornare ad essere umani.


Ubuntu non significa non pensare a se stessi; significa piuttosto porsi la domanda: voglio aiutare la comunità che mi sta intorno a migliorare?».

(Nelson Mandela)

giovedì 5 dicembre 2013

Lev Tolstoj, Anna Karenina

Un incipit, un inizio

"Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo". 

Questo è l'incipit di "Anna Karenina", una frase netta, immediata, che proietta istantaneamente il lettore nella realtà del libro. Una frase forse già sentita, come tante altre sparse nella mente comune che vagano senza trovare la giusta sistemazione nella cultura individuale, se non prima di imbattervisi direttamente, quando la si ritrova nel suo naturale contesto: il libro da cui è stata estratta.
   Ci sono titoli che risuonano nelle orecchie per anni e anni prima che si possa decidere di dar loro consistenza; ci sono titoli che con la sola dicitura di "classici" appaiono a molti noiosi, ad altri troppo maestosi e quindi impegnativi per poter essere piacevoli; ci sono titoli imposti dalla cultura generale e rifiutati proprio perché datati: l'interesse si perde di fronte ad una solennità che si teme di non apprezzare. Eppure sono proprio questi i titoli dai quali si dovrebbe partire per poter comprendere quelli contemporanei, oltre a permettere di sviluppare un senso critico più raffinato. Dare un perché alla loro condizione di pilastri letterari è sintomo non solo di curiosità e maturità, ma anche di frenesia conoscitiva, di quella voglia irreparabile di avvicinarsi alla fonte per poter criticare personalmente un'opera.
   Questo è lo spirito che mi ha guidato quando ho deciso di leggere "Anna Karenina": un nome vuoto che echeggiava nella mente e che ora per me ha un significato che mi rende nuova.

Frasi dai libri#1 "Anna Karenina"



La negazione di un fatto non ne è la soluzione.



Anna Arkad'evna leggeva e capiva, ma non provava piacere a leggere e a seguire il riflesso della vita degli altri. Aveva troppa voglia di viverla lei, la vita.



Se è vero che ci sono tante sentenze quante teste, così pure tante specie d'amore quanti cuori.



Io sono come un essere affamato al quale abbiano dato da mangiare. Avrà forse freddo, e avrà il vestito lacero; avrà vergogna forse, ma non è infelice. Io infelice? No, eccola, la mia felicità...



Un'idea giusta non può non essere feconda.




- Io non penso nulla - ella disse - ma t'ho sempre voluto bene, e quando si vuol bene, si vuol bene a tutta la persona così com'è, e non come si vuole che sia.





Non ci sono condizioni tali a cui l'uomo non possa abituarsi, in particolare se vede che tutti quelli che lo circondano vivono allo stesso modo.




Il rispetto l'hanno inventato per nascondere il vuoto là dove dovrebbe essere l'amore...




domenica 10 novembre 2013

Flannery O'Connor, Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere

Flannery O'Connor
Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere
(1969)
[Saggistica]
* * * * * (5/5)

   La scrittura è sangue che sgorga sulla carta, volta a smussare impercettibilmente le vibranti linee dell'impronta della letteratura, la quale appare sempre intatta, quasi perfetta, anno dopo anno. Eppure qualcosa si muove. Ci sono libri che segnano la base sulla quale l'inchiostro di sangue scivola, altri che ne solcano ripetitivamente i segni, timorosi di tracciarne di nuovi, altri ancora ne accarezzano le linee portanti, distendendosi verso il bianco inesplorato; infine, vi sono goccioline d'acqua che bagnano la pagina per poi asciugarsi. 
   Oggi vi parlerò di un'impronta che lascia una nuova impronta. Mi sono intellettualmente innamorata di Flannery O'Connor: in primo luogo, perché il suo stile è talmente scorrevole da dimostrare una naturalità nella scrittura che trovo sorprendente; inoltre, perché ho avuto l'impressione di leggere nelle sue parole i miei stessi pensieri. 
   "Nel territorio del diavolo - Sul mistero di scrivere" è una raccolta di saggi incentrati, come indica il sottotitolo, sulla scrittura e su temi dibattuti ad essa correlati, quali: cos'è una storia, la connessione tra tecnica e libertà espressiva, la presenza dei simboli all'interno di un testo, il ruolo dell'insegnamento, la differenza tra romanzo e racconto... e il rapporto tra arte e religione, problema questo ben sviscerato, dal momento che la stessa Flannery O'Connor è un'artista fortemente cattolica. Può un artista esprimersi con totale libertà ed essere allo stesso tempo cattolico?  Evidentemente sì. 
   Si tratta di testi estrapolati dall'opera della scrittrice (da altri testi, bozze o conferenze) rielaborati in seguito. Al di là delle diverse questioni letterarie affrontate (l'insegnamento della letteratura, la narrativa del Sud, il ruolo del grottesco, ecc.), mi hanno profondamente colpito il secondo e terzo saggio: "NATURA E SCOPO DELLA NARRATIVA" e "SCRIVERE RACCONTI". Da questi emerge la più alta dimostrazione dell'equilibrato rapporto tra conoscenza e umiltà che caratterizza Flannery O'Connor. Ne sono rimasta così sorpresa da non poter riproporre in parole diverse ciò che lei esprime, già di per sé chiaro, anzi cristallino.
   Il titolo desta curiosità, o perlomeno a me ne ha destata. Che la scrittura sia un mistero è comprensibile, ma come mai si fa riferimento al diavolo? Perché "la letteratura, al pari delle virtù, non prospera in un'atmosfera dove non si riconosca il diavolo come esistente, sia in se stesso sia come necessità drammatica dello scrittore". Che si creda o no in Dio e quindi anche nel diavolo, non si può negare l'esistenza del male, che è parte dell'origine dell'arte: effetto (dalla crisi spesso ne escono le opere più belle) e causa (volontà di testimoniarlo).
   Se si ama la scrittura non si può ignorare questo libro, uno dei più interessanti sull'argomento, affatto ripetitivo e per niente banale, di una semplicità unica e sincerità rara. E se non si ama l'argomento, vale la pena godersi il suo stile per il puro piacere di leggere.


"Uno degli spettacoli più comuni e più tristi è vedere una persona di fine sensibilità e acume psicologico indiscutibili che tenta di scrivere narrativa usando solo tali qualità. Questo tipo di scrittore infilerà una dopo l'altra frasi intensamente emotive o acutamente percettive con risultati di assoluta piattezza. Il fatto è che i materiali dello scrittore di narrativa sono i più umili. La narrativa riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo fatti di polvere, dunque se disdegnate d'impolverarvi non dovreste tentare di scrivere narrativa. Non è cosa abbastanza nobile per voi".

lunedì 28 ottobre 2013

Un muro di poesia

Un pezzetto di strada per un poeta,
Granada

   Un secchio ribaltato a mo' di sgabello, una macchina da scrivere, una strada. Ho scattato questa foto a Granada, lungo El Paseo de los Tristes, uno dei primi giorni. Quando ci sono passata accanto, il posto era vuoto, lasciato a sé stesso, ma un biglietto sul tavolino diceva "Poesías por 1 euro" - o qualcosa del genere -, e poco più avanti, un piccolo cesto raccoglieva foglietti ripiegati a custodire poesie. "Al ritorno ne prendo qualcuna", mi dissi entusiasta, continuando a passeggiare con il desiderio dell'attesa alimentato con consapevolezza.
   Questa città mi ha accolto così, con un invito alla poesia. Bastava solo prendere quel pezzettino di carta e sprigionarne una. Al ritorno, però, non c'era più traccia dello sgabello, della macchina da scrivere e dei foglietti, e io non ho mai saputo quali poesie vi fossero intrappolate. Perché non l'ho presa quando potevo? 
Ma la strada era ancora là, e con lei l'impronta poetica di quel passaggio e con me il desiderio di aprire quel foglietto: la poesia era rimasta. La poesia che non ho letto mi è rimasta comunque dentro. 


   La poesia è viva, la poesia cammina per le strade, la poesia è nelle strade.


"Cuando sapremo controllare l'egoismo,
scomparirà la violenza",
Granada
"Eco di voci negli alti
fiori tutte le ferite spiegate
qui tutti i coltelli fasciati
tutti gli imperi arrestati tutti i castelli
costruiti tutti i cuori integri",
Berlino
Poesia libera
Campofelice
"La poesia è uno sport estremo"


"Il poeta sei tu che leggi"

"Credo che la mia solitudine
debba avere ali"
"La farfalla non conta gli anni ma gli istanti:
per questo il suo breve tempo le basta" (Tagore),
Polignano

giovedì 24 ottobre 2013

Murakami, Norwegian Wood. Tokyo Blues

Murakami
Norwegian Wood
1987

* * * * (4/5)

  Forse non ho mai riposto tante aspettative in un libro prima d'ora: le parole "Norwegian Wood" mi si erano infilate nella mente con profonda delicatezza, senza portare con sé nessun significato, ma presentandosi solo come mere parole, per poi lentamente germogliare e attendere con pazienza la primavera della lettura per prendere forma nell'inchiostro delle pagine. Senza neanche conoscerlo, ho iniziato a percepire questo libro intoccabile e prezioso, come se l'atmosfera suggestiva  del testo si manifestasse ancor prima di immergermi nella lettura.
    
    - Suona Norwegian Wood, - disse Naoko. [...]
   - Quando sento questa canzone a volte divento tremendamente triste, non so perché ma ho la sensazione di vagare in una foresta profonda, - disse Naoko. - Come se fossi da sola, al freddo e al buio, e nessuno venisse ad aiutarmi. 


   "Norwegian Wood" nasce da una canzone, ti trascina nella dimensione malinconica di una particolare musica; in un certo senso, è una canzone. Solo dopo averne assaporato la melodia della lettura, posso comprendere e condividere la volontà dell'autore di mantenere il titolo originario nella traduzione italiana (inizialmente rintitolata "Tokyo Blues"), dal momento che la musica - e quella particolare canzone malinconica e lenta che è "Norwegian Wood" dei Beatles - è parte integrante della scrittura e del mondo interno del protagonista.

domenica 20 ottobre 2013

Maria Fornaro, Io sono respiro puro

   Che sia il più irraggiungibile tra i generi? La poesia è una forma d'arte complessa e la sua difficoltà consiste nel sapersi destreggiare con ogni dettaglio della lingua in modo che ognuno di essi sia perfettamente incastrato e adeguato all'altro. Difficile è anche capirla: non sono molti i lettori che amano inoltrarsi nei suoi angoli misteriosi, ma che comunque ci provano, altri invece vi rinunciano a priori. Vero è che si tratta di un modo d'espressione artistica tra i più difficili da dominare, sia per gli scrittori che per i lettori. Che il suo splendore consista proprio nell'essere indomabile? Può essere che sia lei a dominare il poeta, ma il poeta deve comunque offrire la possibilità di lasciarsi guidare nel migliore dei modi.
   Se è presumibile che sia tra i generi più irraggiungibili - e mi riferisco sempre tanto allo scrittore quanto al lettore - è indiscutibile che, al di là dello sforzo e del poeta e del lettore, la poesia è dotata di un'innata spontaneità. In altre parole, per quanto un componimento possa essere perfetto nella forma o per quanto un lettore possa impegnarsi nel cercare il significato della poesia stessa, non c'è bisogno di un motivo concreto per il quale una poesia ci colpisce, perché lo fa sempre con naturalezza. A volte non sappiamo perché ci piace una poesia, né forse la capiamo veramente, eppure sappiamo che ci piace perché scaturisce in noi sensazioni, emozioni, ricordi: evoca, insomma, qualcosa anche solo di impercettibile che ci spinge ad amarla con spontaneità. 
  Poesia è, dunque, l'ingranaggio meccanico nel quale ogni dettaglio tecnico confluisce segretamente, adatto a rappresentare e a suscitare sentimenti, la cui spontaneità cela in sé il fatto che siano stati orchestrati nella forma migliore. Poesia è la magia di una meditata naturalezza.

   Ritenevo doveroso spiegare cosa fosse per me la poesia, prima di presentarvi la raccolta di una scrittrice emergente (si dice così, no? Eppure odio quest'abbinamento). E dopo questa lunga digressione, vorrei dedicare l'attenzione al libro da cui nasce il post.


Copertina del libro "Io sono respiro puro".
   "Io sono respiro puro" è una raccolta di 58 poesie scritte da Maria Fornaro, il cui titolo è dato dal primo verso della prima poesia che introduce le altre, tutte incentrate sul tema dell'amore, un amore quasi tangibile e probabilmente autobiografico, come suggerisce la dedica iniziale "All'uomo della mia vita".
    La prima poesia, intitolata "Io sono", funge da introduzione sia della raccolta che della voce narrante, la quale si descrive attraverso dettagli metaforici rappresentanti delle tematiche e dello stile che verrà sviluppato nelle poesie successive. Tra questi, l'uso dell'anafora e della metafora, che insieme alla similitudine sono le figure retoriche ricorrenti; il riferimento alla natura, sua musa ispiratrice; il tema della felicità e del dolore, entrambi complementari nell'amore. L'ultima strofa si concentra sull'arte, ingrediente essenziale del suo essere, per terminare con la ripetizione del titolo, che chiude il componimento con una struttura circolare.


venerdì 11 ottobre 2013

Elizabeth Strout, Olive Kitteridge

 "If a book is well written, I always find it too short".
(Jane Austen)


Elizabeth Strout
Olive Kitteridge
2008
Valutazione: * * * * * (5/5)

  Chi meglio di una scrittrice come Jane Austen poteva dirlo: esistono libri che ti rapiscono, e "Olive Kitteridge" è uno di questi. Ho divorato le sue 383 pagine in due giorni. 
   Vincitore del Premio Pulitzer nel 2009, "Olive Kitteridge" è originale già nella forma: si tratta di un romanzo strutturato in tredici racconti, più che capitoli. Ognuno di essi ha un proprio titolo e un proprio protagonista, ma tutti sono collegati l'un l'altro, tanto da rendere la variegata realtà della cittadina di Crosby, nel Maine, un microcosmo delle relazioni umane e dei sentimenti più naturali, specchio dell'umanità intera.
    Il titolo dell'opera è dato dal nome della vera protagonista del romanzo, che li racchiude un po' tutti. Al di là dei numerosi personaggi, tutti cittadini di Crosby, si distingue pian piano, in maniera sempre più evidente, la signora Olive, un'ormai anziana insegnante di matematica in pensione, conosciuta da tutti, sia per la piccola realtà nella quale abitano, sia perché nella sua carriera ha insegnato a molti di quei ragazzi ormai cresciuti. Direttamente o indirettamente, è lei che si fa spazio tra le numerose personali vicende. 
      Olive non è affatto una donna sdolcinata - sebbene sensibile -, ma è diretta, a volte dura, immediata: "essenziale"; i suoi sentimenti, cioè, sono puri, naturali, da "campagnola" - come si definisce ella stessa. La sua imperfezione la rende assolutamente reale e spinge il lettore ad amarla ancora di più, ad amarne ogni difetto e ogni insegnamento. 
   La capacità dell'autrice di creare i personaggi e di descriverli in tutta la loro naturalezza e varietà è sorprendente, tanto da farli apparire persone reali. L'accurata maestria nel descrivere scene e personaggi, e nel riportare l'imperfezione della realtà è perfetta. Le pagine scorrono velocemente grazie ad uno stile piacevole, fluido, discorsivo, capace di tradurre in parole qualsiasi tema, dalla solitudine alla delusione, dalla paura alla speranza.
   Non mi sento di aggiungere altro, perché è un libro che parla da sé.

Ventidue anni, pensò, mentre ascoltava lo squillo del telefono; molti lo avrebbero considerato un tempo molto lungo, ma per Angie il tempo era grande e rotondo come il cielo, e cercare di attribuirgli un senso era come tentare di dare senso alla musica e a Dio, o chiedersi perché l'oceano fosse tanto profondo.


sabato 5 ottobre 2013

Trout Fishing in America, Richard Brautigan

Richard Brautigan
Pesca alla trota in America (Trout Fishing in America)
1967

* * * * (4/5) 

  Ti spiazza. Perché non siamo più abituati alla scrittura impulsiva, perché non amiamo leggere ciò che non possiamo controllare. Nei libri, si vuole trovare l'ordine che nella vita non c'è, delle regole implicite che sono frutto di una tecnica tacitamente assimilata. Se cercate ordine e regole, Trout Fishing in America, che si prende gioco di queste stesse regole, non è un libro per voi. 
   Al principio, ti spiazza. Per capirlo (ma è così importante capire? A volte non basta solo sentire?) è necessario inquadrarla in quei tormentati e dibattuti anni rivoluzionari, di ribellione generale contro la staticità, anche letteraria. Ogni opera è figlia del suo tempo e Trout Fishing in America è figlia degli anni '60; è, dunque, simbolo di un rifiuto, un grido, un pensiero.

mercoledì 2 ottobre 2013

L'interesse letterario per gli anni '60: Doris Lessing, Il sogno più dolce


Doris Lessing,
Il sogno più dolce (The sweetest dream)
2001
* * * * (4/5)

   Completo, intenso, variegato. "Il sogno più dolce" è una sorta di enciclopedia degli anni '60 e dei finti cambiamenti del ventennio successivo; raccoglie, concentra e sventra alcune delle tematiche maggiormente legate all'uomo e alla vita: la legge della sopravvivenza, la libertà, l'istruzione, la famiglia. Questi sono solo i capisaldi di argomenti ben più specifici, che si districano nel racconto.
   Presentare un libro così intenso e dibattuto non è facile, soprattutto perché mi preme non solo dare un parere personale sull'opera, ma anche illustrarne i dettagli e fornire delle informazioni collaterali che, a mio avviso, aiutano a comprenderlo.
   Sebbene il protagonista del romanzo venga spesso considerato il "compagno Johnny", portavoce delle idee comuniste e modello da imitare - nonostante l'egoismo e la superficialità che emergono nella sfera privata, e l'ipocrisia che lo caratterizza - le vere protagoniste della storia sono le donne e, in particolare, Julia, Frances e Sylvia, rispettivamente madre, (ex) moglie e figliastra dello stesso Johnny. Doris Lessing illustra un universo femminile variegato, mostrandone la sua evoluzione attraverso tre generazioni differenti, ognuna delle quali ha una storia che la rappresenta e che l'ha segnata, una storia che si fa universale. Esattamente in questo universo femminile e in questa Storia, il compagno Johnny trova il suo spazio: protagonista non è il personaggio, ma ciò che rappresenta: il Sogno, la speranza per una realtà che cambia e la fiducia nel comunismo.

martedì 1 ottobre 2013

6° Senso Art Gallery: reading poetico [Vittorio Varano, Variando]. Il 5 ottobre a Roma



   Creatività e cultura sono gli elementi che ci aiutano a crescere, pensare ed esprimerci, oltre a permetterci di capire, o provare a capire, la realtà che percepiamo. Le iniziative che coniugano creatività e cultura sono quelle che ci offrono una possibilità in più per distrarci dalla confusione di tutti i giorni e pensare. Quindi, se avete voglia di trascorrere una giornata all'insegna dell'arte o conoscere un giovane poeta, Vittorio Varano, vi consiglio di non mancare a quest'evento.

    In occasione della 9a Edizione della Giornata del Contemporaneo (che permette al pubblico di usufruire gratuitamente, in tutta Italia, di mostre, laboratori, eventi e conferenze), organizzata da AMACI, 6° Senso Art Gallery parteciperà con una mostra collettiva e con la presentazione della nuova raccolta di poesie di Vittorio Varano.

Questo è il programma del 5 ottobre 2013:

giovedì 26 settembre 2013

The most interesting literary clothing websites

  Hi everybody! Today I want to say good morning to all my readers with a different post, dealing with books as usual, but in a different way. I want to share with you the best websites that I've found for literary clothing and accessories. 
  I have to admit... I was a little uncertain if publish it or not, because on the one hand I hope this won't become a trend used even from people who don't like or really appreciate literature; on the other hand, I consider it a beautiful way to wear your literary passion, but without exaggeration. I mean, it is better to spend your money for books, not for these items, but they could be a great idea for a gift. So, here we go...

sabato 21 settembre 2013

Il bacio della buonanotte Booktrailer

Clara Sánchez, La voce invisibile del vento

SCHEDA LIBRO

Titolo: La voce invisibile del vento
Titolo originale: Presentimientos
Autore: Clara Sánchez
Editore: Garzanti
Pagine: 368
Prezzo: 18,60 €
Valutazione: * (lettura interrotta)

  Nella mia vita, sono pochissimi i libri che ho abbandonato a metà lettura e, quelle rare volte in cui mi è capitato, ho sempre pensato che non era ancora il suo turno e che, in futuro, l'avrei capito di più. Attribuivo, insomma, la colpa del fallimento a una mia mancanza. Questa volta, però, non ce l'ho proprio fatta a portare a termine il mio impegno, per due motivi: 1.la lettura deve essere un piacere e non un obbligo; 2.dai libri voglio trarre qualcosa, in questo caso stavo solo apprendendo cosa NON fare.

venerdì 20 settembre 2013

Emily Brontë, Cime tempestose: 3 motivi per leggerlo

  Fantastico. Ebbene sì, non avevo ancora letto quest'opera meravigliosa, come se stesse aspettando pazientemente il suo turno. Finalmente posso dire anch'io di essermi arricchita con la lettura di questo capolavoro, che reputo assolutamente fantastico. 

 Pubblicato nel 1847, unica opera dell'autrice, morta giovanissima, "Wuthering Heights" - titolo originale di "Cime tempestose" - è stato in grado di lasciare la sua impronta nella cultura letteraria. Al di là delle insindacabili qualità di quest'opera, vi dirò perché mi è piaciuto (senza soffermarmi sulla trama, disponibile ovunque su internet).

martedì 17 settembre 2013

"Perché non sei anticonformista anche tu, come tutti gli altri?" [G. Pontiggia, Le sabbie immobili]

   Vagando su internet, mi sono imbattuta in alcune immagini-invito all'anticonformismo (come questa sulla sinistra) che mi hanno fatto pensare. Al principio, ho sorriso compiaciuta; poi, mi sono chiesta: ma che si intende per "anticonformismo"? 

  Ho paura che la rivendicazione della propria autonomia di pensiero stia diventando più una moda che un credo personale. Già, perché per quanto ci si vanti di distinguersi dalla massa, nella realtà di tutti i giorni, le persone che non rispondono agli immaginari canoni della società sono i primi ad essere guardati con diffidenza. 

  Io credo che quando l'anticonformismo porta a nuove forme di distinzione sociale, intesa come "superiorità degli uni sugli altri", il suo significato venga travisato. 

  Cos'è, dunque, l'anticonformismo? Per me, non è una scelta, ma la conseguenza delle nostre scelte, e non tutte conducono sempre ad una decisione che sia necessariamente differente dalla massa. Anzi, esattamente nel non considerare se il proprio pensiero o la propria scelta possa essere condivisa o meno dagli altri risiede il vero anticonformismo, e non nel considerare a priori i pensieri degli altri per poi agire diversamente da come farebbero tutti.

sabato 14 settembre 2013

Miguel Hernández: "Mis ojos sin tus ojos". Vita e poesia

MIS OJOS SIN TUS OJOS

Mis ojos, sin tus ojos, no son ojos,
que son dos hormigueros solitarios,
y son mis manos sin las tuyas varios
intratables espinos a manojos.

No me encuentro los labios sin tus rojos,
que me llenan de dulces campanarios,
sin ti mis pensamientos son calvarios
criando cardos y agostando hinojos.

No sé qué es de mi oreja sin tu acento,
ni hacia qué polo yerro sin tu estrella,
y mi voz sin tu trato se afemina.

Los olores persigo de tu viento
y la olvidada imagen de tu huella,
que en ti principia, amor, y en mí termina. 

  Con questo splendido componimento voglio inaugurare una nuova rubrica "Spazio alla poesia", per dare anche a questo genere l'attenzione che merita. So che nella letteratura italiana abbiamo autori di tutto rispetto - e che pian piano riceveranno l'adeguato spazio -, ma devo ammettere che la poesia spagnola la porto nel cuore e volevo farvi conoscere un poeta meraviglioso, perché tali sono le sue opere tanto quanto la sua persona. 



venerdì 13 settembre 2013

#Newton Compton Editori: classici a 0,99 €

Ciao a tutti! Vi presento un nuovo PostTag, un'idea che considero carina per presentare i libri della Newton Compton a 0,99 €. Per me, è stato un modo per completare le letture dei classici che non ancora conoscevo. Ho inserito una citazione e una breve descrizione che sintetizzi ciascun libro. E voi, quali avete letto? ;)

Il ballo di Irène Némirovsky

All'improvviso si sentì ricca del suo avvenire, di tutte le sue giovani forze intatte e di poter pensare: "Come si può piangere così, per una cosa simile... E l'amore? E la morte? Morirà un giorno... L'ha dimenticato?". Gli adulti soffrono quindi, anche loro, per cose futili ed effimere?

Bastano poche pagine a dimostrare la capacità dell'autrice, che rappresenta un mondo di finzioni, ipocrisia e apparenza, che può essere considerato tuttora attuale. [vedi post]

mercoledì 11 settembre 2013

L'arte di essere felici

  Ricerca... Una delle parole che compare maggiormente vicino a "felicità" è "ricerca", come se le due fossero strettamente connesse, come se  la felicità non fosse una condizione pre-esistente, ma un obiettivo da raggiungere. Siamo così abituati all'idea che la felicità debba essere conseguita con sforzo e sacrificio, da dimenticarci della possibilità di poterla invece assaporare ogni giorno. Vero è, che da Seneca a Leopardi, spesso viene fatta una netta distinzione tra gli assaggi di felicità effimera che allietano la nostra vita quotidiana e quella felicità eccelsa, il cosiddetto "sommo bene", che è una condizione quasi irraggiungibile. Eppure, non sarebbe così difficile raggiungerla, se fossimo capaci di apprezzare la felicità in ogni piccola sfumatura, in modo che, passo dopo passo, si possa arrivare alla meta più lontana, che è la felicità nel suo insieme. 

lunedì 9 settembre 2013

Il turno di notte lo fanno le stelle

 

DONNA - Io no, per me la cima conta, è importante per me arrivare dove non c'è più nessun passo da aggiungere. La cima è il mio punto e a capo. Bello per me che coincide con il cielo.

   C'è differenza tra "incompleto" e "non-finito" - almeno "artisticamente parlando". Lo sapeva bene Michelangelo e le sue statue sprigionate dalla durezza della pietra. Come lo scultore dava movimento alla pietra, Erri De Luca, in questo breve racconto, ci dà un esempio del non-finito narrativo, e non perché sia incompleto. Gli accenni alla vita di tre persone - o quattro, se contiamo anche quella che vive dentro un'altra - sono pennellati attraverso rapidi stralci di dialogo e lapidarie informazioni spaziali, che delineano il movimento attraverso le immagini che suscitano. Si tratta di un testo visivo - non sorprende che dal testo ne sia stato creato un cortometraggio - e metaforico
   Sono combattuta sul giudizio di quest'opera... Posso dire che ne ho apprezzata la parvenza di bozza - come se fosse inutile spendere troppe parole per un significato che può essere espresso tramite il senso della poesia. Eppure, delle volte, basta qualche parola in più, per trasformare l'apprezzamento in meraviglia. Ma forse il perché di questa scelta è da ricercare nelle parole dello stesso autore...

DONNA - [...] Non cambiare nomi alle cose per farle migliori. Così fa la poesia.
MARITO - No, la poesia è un modo più accurato di nominare le cose. Va più vicino alle cose, le sottolinea.

domenica 8 settembre 2013

Conoscere Irène Némirovsky con meno di 6 €


Chi considera la conoscenza un lusso non ha capito niente della vita. L'unico stimolo che ci permette di avvicinarci alla cultura non è il denaro, ma la curiosità. Ritrovarmi circondata di libri a 0,99 € è stato un miraggio: come si suol dire, "i libri te li buttano appresso!", basta solo recepire il messaggio. Ammetto che ignoravo totalmente la scrittura di Irène Némirovsky, ma l'ignoranza non è mai la una colpa, semmai lo è l'indifferenza. Ora posso dire di aver rimediato e vorrei condividere con voi quello che ho capito e apprezzato di questa autrice, attraverso due libri: Il vino della solitudine e Il ballo