giovedì 13 dicembre 2012

Jorge Luis Borges, El libro de arena

 Avvicinarsi a Jorge Luis Borges

   Non è facile approcciarsi a J.L.Borges, non è semplice penetrare nei suoi testi, date le profonde riflessioni e i numerosi rimandi: ogni parola apre una porta che si affaccia su un diverso panorama, creando una rete di intrecciate visioni. 
   Lo scrittore argentino, al di là dei singoli racconti di cui è composto "El libro de arena" , ci lascia con la generale sensazione di aver accarezzato la sabbia (a questo punto, bisogna sapere che "arena" significa "sabbia"): ogni granello che compone la sua immensa opera si incastra momentaneamente tra le dita per poi sfuggirci. Ciò che rimane è la soffice percezione di questa miriade di frammenti sparsi tra le pagine. Ma preferisco lasciarvi alle parole di Borges - chi meglio di lui può descrivere il significato del titolo? Nell'omonimo racconto, il narratore afferma:
"Me dijo que su libro se llamaba el Libro de Arena, porque ni el libro ni la arena tienen ni principio ni fin". 
Il libro e la sabbia sono accomunati dall'assenza di confini, dall'idea di continuità e infinito. 

giovedì 6 dicembre 2012

Charles Bukowski, Post Office

Ricerca di lavoro e ricerca di libertà: il contrasto tra sicurezza e aspirazioni

 Immediato, diretto, selvaggio, ironicoÈ lo stile di Bukowski. Uno scrittore fuori dalle righe - per quanto possa esserne fuori uno scrittore. Dietro le pagine del suo primo romanzo, Post Office, si intravede la sua immagine, il suo temperamento, la sua esperienza, i suoi pensieri, intercalati non solo qui e là dalle varie azioni, ma presenti nelle azioni stesse.


sabato 1 dicembre 2012

Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira

3 riflessioni su Pereira



   Non pensavo di voler scrivere qualcosa sul libro "Sostiene Pereira". Non perché non ci sia nulla da dire, anzi. Solo che, primo, è un libro che dice molto senza la necessità delle mie riflessioni; secondo, non sono io a impormi di dedicare qualche riga a un'opera, è quest'ultima che silenziosamente mi invoglia a fare alcune considerazioni.
   Ho letto "Sostiene Pereira" perché era un libro che non conoscevo - quanti libri ancora non conosco! - e che mi ha scelto immediatamente mentre i miei occhi scansionavano rapidamente lo scaffale della biblioteca. La recente morte del suo autore ha fatto richiamare maggiore attenzione sui suoi scritti e, inevitabilmente, è salita la curiosità. Volevo sapere. Chi è Tabucchi? Ma soprattutto (visto che l'interesse sull'autore deriva da quello che si ha per i personaggi), chi è Pereira?



martedì 27 novembre 2012

Arthur Schnitzler, Doppio sogno

Le origini di Eyes Wide Shut

   
Pochi forse sanno che uno dei capolavori di Kubrick è tratto da un romanzo intitolato "Doppio sogno", dove, non a caso, i limiti del sogno si espandono fino ad inglobare la realtà stessa e a renderci storditi e confusi, come se dalla sola lettura del libro potessimo provare l'effetto che i sogni lasciano al risveglio.
   Se avete trovato difficile comprendere il film "Eyes wide shut" non c'è da stupirsi, dal momento che ripropone lo stesso stordimento del libro e dei sogni con estrema lucidità, tanto da dimostrare quanto i sogni incidano sulla realtà e quanto le avventure solo immaginate si ripercuotano sul comportamento quotidiano.

lunedì 26 novembre 2012

Margaret Mazzantini, Venuto al mondo

Affamata di vita

"Da dove nascono i bambini?" 
chiedono gli altri bambini. 
"Dalla pancia" 
risponde la mamma.
    Una delle domande più antiche è questa, che svela la curiosità inspiegabile circa il mistero della nascita, tradotto in semplici parole. Dico "mistero" perché, in fin dei conti, le domande intramontabili sul perché dell'esistenza si poggiano proprio sulla comprensione della nascita, oltre che sulla morte.   



lunedì 12 novembre 2012

Augusto Monterroso, La oveja negra

Pecore nere e greggi di pecore

   Torniamo al nostro Augusto. 
  Vi propongo un esempio di essenzialità del racconto; quando bastano poche righe a colpire nel segno. 


La oveja negra 
    En un lejano país existió hace muchos años una Oveja negra. Fue fusilada.

    Un siglo después, el rebaño arrepentido le levantó una estatua ecuestre que quedó muy bien en el parque.

    Así, en lo sucesivo, cada vez que aparecían ovejas negras eran rápidamente pasadas por las armas para que las futuras generaciones de ovejas comunes y corrientes pudieran ejercitarse también en la escultura.

domenica 4 novembre 2012

Jack Kerouac, On the Road

"Questi erano i figli della strada americana": romanzo e vita di Jack Kerouac in On the Road

   Vita è movimento, sangue è vita, movimento è sangue. Quella linea rossa che attraversa gli Stati Uniti è un fiume di sangue che scorre nelle vene e anima l'irrequietezza di giovani ribelli, che si agitano su quella massa immensa che è la terra, fuggendo dall'insoddisfazione e dall'immobilità. Viaggiare è un'esigenza, non un lusso, che si realizza nella povertà, nell'avventura, nella libertà, senza progetti che intrappolano i sogni, né aspettative che sopprimono la spontaneità. Il romanzo di Jack Kerouac si srotola in piena libertà, seguendo il selvaggio corso della strada.
   Utilizzo il termine "srotolarsi" non a caso, visto che il suo frenetico impeto di espressione fu agevolato dall'idea di unire le diverse pagine in un pezzo unico di carta, una linea infinita d'inchiostro, come una linea d'asfalto. Jack Kerouac è considerato il padre della Beat Generation, termine da lui utilizzato per la prima volta, e, nonostante evitò sempre di identificarsi in quest'etichetta - dal momento che qualsiasi etichetta nasce dalla volontà di definire, racchiudere, sintetizzare, facilitare, e quindi limitare - ne rispecchia e delimita le caratteristiche. La Beat Generation, così come il romanzo On the road, che ne è un chiaro esempio, non va spiegata, va capita, non va descritta, va letta. La Beat Generation è movimento, ricerca, spontaneità, libertà, amicizia, irrequietezza, insoddisfazione, be-bop, problematicità...

Nail Cassady and Jack Kerouac
   

martedì 23 ottobre 2012

James Joyce, Dedalus

"Tenetevi pure la vostra icona. Se proprio vi è necessario un Gesù, sia almeno un Gesù legittimo"   

   
 "Tenetevi pure la vostra icona. Se proprio vi è necessario un Gesù, sia almeno un Gesù legittimo".

    Parole forti, no? Parole provocatorie. 
    Parole di Stephen Dedalus. 
    Un cantante che critica le istituzioni? Un giornalista dalla lingua avvelenata? Un giovane ribelle degli anni '60? No. Stephen Dedalus è un personaggio di James Joyce, o, in un certo senso, è James Joyce.
    Un giovane sì. Ribelle anche - sebbene bisogna considerare la ribellione dal punto di vista costruttivo e non distruttivo. Che critica le istituzioni, pure. Ma nulla a che vedere con l'immaginario nel quale inseriremmo le sue parole, sebbene l'attualità del loro contenuto lo fanno sentire tanto vicino alla nostra realtà. 
    Stephen Dedalus è il personaggio nel quale il desiderio di conoscenza attiva, di decostruzione del dogma, la voglia di agire e di costruire il proprio percorso, si articola in una continua ricerca della propria libertà. Libertà di sbagliare, di correggersi, di migliorare, di capire, di pensare. E di avere dubbi.

lunedì 15 ottobre 2012

Augusto Monterroso, Movimiento perpetuo

Movimento perpetuo, tra illusione e oblio



   
  Movimento non significa necessariamente cambiamento. Quando la vita segue un andamento ciclico, per quanto e per quanto veloce si muova, rimane sempre ferma. Come una giostra, che ruotando, ruota sempre su se stessa. L'impeto e la velocità del movimento, a volte, possono catturare a tal punto la nostra attenzione da impedirci di spostare lo sguardo e notare che la giostra sia immobile a terra.
   Il racconto di Augusto Monterroso, “Movimiento perpetuo”, ci trascina in una lettura senza fiato, dove le frasi si susseguono senza riposo, trascinandoci nell'illusione di un movimento inarrestabile. Se in un primo momento, la protagonista del racconto appare come l'artefice della sua storia, la scrittrice del suo futuro, capace di controllare e prevedere la banalità delle azioni che si presenteranno; dopo una nuova riflessione, c'è da chiedersi se, al contrario, non sia ingabbiata in quel movimento ciclico che la rende passiva e subordinata all'andamento degli eventi, piuttosto che al di sopra degli stessi.